I fondi sanitari “integrativi”: strumenti del neoliberismo per distruggere la sanità pubblica

Della crisi del SSN dissertano tutti e tutte; in particolare la stampa, a scadenze settimanali, ci parla delle scandalose liste di attesa in ogni regione, per cui si deve aspettare due anni per una visita o un esame. Significativa perché proveniente da fonte non “bolscevica” la feroce e precisa inchiesta della giornalista Gabanelli, in una pagina da consultare e diffondere del 2 febbraio del Corriere della Sera. Si dimostra, dati alla mano, che il sistema sanitario italiano  produce tempi di attesa per visite ed esami  costantemente in ritardo rispetto alla ricetta che rappresenta un Livello essenziale di assistenza , cioè un diritto costituzionalmente garantito e che questo non avviene per natura e/o accidente ma  intenzionalmente, per favorire il sistema sanitario privato convenzionato e in prospettiva la sanità solo privata per “solventi” coperti da assicurazioni private, mutue private e fondi sanitari collegati a contratti di lavoro collettivi. Gli stessi ospedali pubblici, tramite l’esercizio oltre il limite dato istituzionalmente dell’intramoenia, alimentano questo funzionamento privatistico e letale per la sanità pubblica e per la effettiva realizzazione dell’art 32 della Costituzione. Infatti, già 6 milioni di cittadini rinunciano alle cure e crescono di anno in anno (1 milione e 200 mila in più del 2023). I dati riportati dalle tabelle richiederebbero un intervento tempestivo e drastico del Ministro, del Ministero, dell’Agenas e dei Nas per interrompere da subito quelle pratiche e soprattutto pretenderebbero una opposizione politica e sociale in grado di cogliere i punti fondamentali su cui innescare una lotta di ricostruzione del Servizio Sanitario Nazionale pubblico. In particolare, molte forze politiche di opposizione e ora anche un grande sindacato come la Cgil si pongono il problema di una proposta complessiva capace di dare una svolta a questo gravissimo arretramento sociale, di distruzione di una delle funzioni fondamentali dello stato sociale, cioè quella di garantire universalmente la salute. Nessuno però osa affrontare in modo netto e risolutivo  il tema dei fondi  “Integrativi” sanitari, che ormai diventano strutturalmente sostitutivi della spesa sanitaria individuale e crescono anche grazie alla contrattazione collettiva. Nel corso del secondo decennio del 2000  il numero degli iscritti e delle iscritti si è più che quadruplicato: nel 2010 erano 3,3 milioni, mentre il Terzo rapporto 2021-2023 “I fondi sanitari integrativi in Italia” del Ministero della Salute del luglio 2024, certifica che nel 2023 si arriva a 16,3 milioni di aderenti.

Le prestazioni erogate assommano a circa 3,2 miliardi di euro. I fondi sono di due categorie, la tipologia A, costituita da prestazioni sanitarie, che non rientrano nei Livelli Essenziali di assistenza e hanno una funzione innegabilmente integrativa (es. cure dentarie). I fondi di tipologia A sono 13, con 23.300 aderenti. La tipologia B, che praticamente sostituisce la sanità pubblica, ha 16,3 milioni di aderenti con ben 311 fondi. Questo vertiginoso aumento delle adesioni è anche responsabilità della egemonia liberista nelle relazioni sindacali orientate da anni in modo concertativo a diffondere il welfare aziendale, sia proponendo ai lavoratori e alle lavoratrici una adesione volontaria, sia la obbligatorietà della iscrizione di tutta la categoria anche a carico completo del datore di lavoro. Lo scambio a perdere fra welfare aziendale e aumento salariale ha prodotto di fatto due vulnus, uno immediato al salario uno a lungo termine al SSN, contribuendo a costruire la struttura portante di una sanità diverso da quella prevista dalla Costituzione: un sistema duale, una sanità delle assicurazioni e una sanità per gli indigenti, simile al modello statunitense. Se nel dibattito generale questo nodo non viene affrontato e aggredito in modo chiaro e tempestivo, impedendo che i fondi  integrativi diventino il secondo pilastro della sanità ogni legge di riforma ogni piattaforma è un esercizio di puro politicismo, che oltretutto occulta la funzione che oggi hanno in genere i fondi, di rastrellamento del risparmio privato per portarlo ad essere amministrato dai grandi  gestori internazionali (Vanguard, Stante Street, BlackRock), che investono negli armamenti, nella Intelligenza artificiale, ma tutti orientati di fatto a eliminare le tracce dello stato sociale.

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