Mentre l’opinione pubblica viene deliberatamente lasciata nel buio informativo, a Bruxelles si consuma l’atto finale contro il nostro modello agroalimentare. Il Parlamento Europeo ha approvato la deregolamentazione delle Tecniche di Evoluzione Assistita (TEA), note anche come Nuove Tecniche Genomiche (NGT).
Dietro queste sigle tecnocratiche si nasconde una realtà oggettiva: l’invasione dei nuovi OGM nei nostri campi e nei nostri piatti. Questo voto cancella decenni di tutele precauzionali. Crollano l’obbligo di valutazione del rischio, la tracciabilità e la trasparenza in etichetta per un’intera nuova generazione di organismi modificati in laboratorio. I consumatori perderanno la possibilità di sapere cosa mangiano, mentre gli agricoltori saranno privati del diritto di scegliere semi liberi da brevetti industriali. Si tratta di una resa incondizionata agli interessi strategici delle multinazionali agroindustriali. L’aspetto più drammatico è il silenzio complice, se non il sostegno attivo, della politica nazionale. Per anni le istituzioni italiane hanno sbandierato la difesa del Made in Italy, della biodiversità e delle produzioni locali. Oggi, quelle stesse forze assistono immobili, o addirittura plaudono, allo smantellamento delle clausole di salvaguardia nazionali. Questo atteggiamento rappresenta un tradimento politico aperto: si baratta la specificità dei nostri territori con le promesse illusorie di una tecnologia industriale centralizzata.
Ci viene raccontato che le TEA sono indispensabili per affrontare il cambiamento climatico e la siccità. È la solita vecchia retorica scientifica usata per imporre brevetti e monopoli sulla vita. La vera sostenibilità non si produce nei laboratori delle multinazionali, ma si coltiva sul campo garantendo l’autonomia dei produttori, la cura del suolo e la biodiversità.
Equiparare le piante modificate in laboratorio a quelle convenzionali significa azzerare i diritti storici dei contadini e distruggere la filiera biologica, per sua natura incompatibile con la manipolazione genetica. Questo via libera europeo espone le aziende agricole a rischi enormi di contaminazione accidentale, privandole di tutele legali e legandole ai colossi sementieri. Le decisioni di Bruxelles calpestano la democrazia alimentare e i diritti dei cittadini, che desiderano consumare cibo naturale, sano e privo di alterazioni genomiche.
Eppure, le commissioni europee hanno respinto in blocco ogni emendamento a tutela dei territori. La difesa della terra e del patrimonio alimentare non è una battaglia di retroguardia. È una necessità vitale per garantire la nostra sopravvivenza economica e culturale. Non possiamo accettare che la sovranità alimentare venga svenduta sull’altare del profitto industriale.
Davanti al tradimento della politica e al silenzio delle grandi sigle, l’unica risposta possibile resta la mobilitazione permanente dal basso. Dobbiamo unire le reti contadine e i consumatori consapevoli per boicottare questa deriva biotecnologica e rivendicare il diritto a un’agricoltura libera, pulita e legata ai territori.
La terra appartiene a chi la cura, non a chi vuole brevettarla.
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