IDF è la forza armata più morale o moralista?

Nel dibattito politico e nel confronto umano è sempre buona norma prendere in considerazione il punto di vista della controparte, analizzarlo ed eventualmente sfruttarlo. Ciò può servire a rimuovere le incomprensioni, o anche ad approfittare dei limiti dell’altrui prospettiva, per disarticolarla.

Questa pratica appare talvolta estremamente complessa, soprattutto nel caso in cui ci si trovi di fronte a forme di fanatismo irrazionale che possono vanificare lo sforzo di ricondurre a una qualche ragionevolezza. Ciò accade spesso nel dibattito con alcuni supporter d’Israele che accecati da indottrinamento e odio, rendono vano qualsiasi sforzo di confronto. Tuttavia ciò non deve far desistere dalla ricerca della comprensione dell’altrui punto di vista.

Sia per ciò che Israele ha fatto finora, sia perché dei fatti orribili stanno emergendo dal dossier Epstein, tirando in ballo il Mossad, risulta assai difficile parlare di etica riferita all’azione delle IDF. Eppure, uno degli atteggiamenti maggiormente spiazzanti nel dialogo con molti supporter dello Stato ebraico è la loro postura rispetto a un giudizio etico sulle forze armate di Tel Aviv: per costoro, nonostante tutto ciò che facciano (a incominciare dal genocidio di Gaza), le IDF sarebbero comunque le forze armate più morali del mondo. Si badi che questo non è solo il pensiero di alcuni soggetti particolarmente invasati o poco lucidi, ma è la colonna portante della propaganda di guerra sionista, una narrazione martellante che è riuscita a fare breccia nelle menti di molti. Appare macabro e grottesco ipotizzare che ci possa essere una qualche morale dietro il genocidio, l’infanticidio, le deportazioni e le torture, eppure in parecchi (in Israele e fuori), credono che sia così. Tutto questo è stato più volte efficacemente criticato da molti, uno su tutti, lo storico israeliano Ilan Pappé. Nel dibattito si crea dunque una polarizzazione che rende impossibile qualsiasi margine di confronto, non concependo come possa esistere una qualche morale (intesa come insieme di norme comportamentali e di valori) dietro certi crimini, rimane arduo cercare di intavolare un qualsiasi dialogo.

Un recente e apparentemente insignificante episodio di cronaca, può aiutare però a capire le dinamiche in essere e l’attitudine di alcuni filo-israeliani. Lo scorso undici gennaio i media israeliani hanno dato nuovo slancio alla narrazione su le forze armate israeliane come le più morali del mondo, per farlo hanno riportato con orgoglio un piccolo fatto di colore avvenuto durante uno spettacolo organizzato dalla Brigata Golani -la più importante delle IDF- per sollevare il morale delle truppe. Si badi che in questo specifico caso, il termine “morale” è  semplicemente da intendersi come sinonimo, di “umore” e non ha nulla a che vedere con norme comportamentali e valoriali. Si trattava di uno spettacolo di donne in abiti succinti che nella più classica tradizione militare, erano state mandate a rallegrare le truppe: una pratica vecchia quanto il mondo e quasi ovunque diffusa. Ebbene, la stampa israeliana ha riportato con orgoglio che dozzine di soldati della Brigata Golani, sdegnati, abbandonassero l’evento organizzato per il loro becero sollazzo. Vale a dire, per una parte della stampa israeliana non esiste una questione morale per ciò che le IDF fanno contro i popoli di Palestina e dei paesi vicini, ma questa emerge di fronte a uno spettacolo osé. Ovviamente va specificato che la polemica non era per la strumentalizzazione del corpo della donna -cosa su cui si potrebbe facilmente convenire- ma sulla mancanza di pudore e morigeratezza dello spettacolo, che quindi urtava il sentimento comune dei soldati più religiosi. Questa è esattamente la chiave di lettura che sfuggiva per cogliere il punto di vista di quei filo israeliani che ritengono le IDF le forze armate più morali del mondo: al netto di ogni preconcetto e malafede, forse costoro confondono la morale con il moralismo. Se si pensa che la morale derivi solo dai precetti religiosi e non dalle dinamiche sociali, si è moralisti, bigotti e bacchettoni; cosa che però, non impedisce di compiere tutti i terrificanti orrori di cui le IDF si macchiano. Anzi, quando la dottrina religiosa spinge ad assumere in maniera letteraria e acritica testi di cinquemila anni fa, è probabile che ci si senta legittimati -se non in dovere- di compiere una serie di atti che vanno contro la morale del mondo di oggi.

Questa è una attitudine che non si annida solo nell’animo di alcuni soldati delle IDF, ma è propria di una consistente parte della società israeliana, arrivando ad albergare anche in alcune forze di Governo. Per questo, quando si parla di regimi teocratici e reazionari in Medio Oriente, vi andrebbe compreso a pieno titolo anche Israele: un Paese che confonde la morale con il moralismo.

Risulta difficile stabilire se questo equivoco nasca da un processo degenerativo della cognizione, o se sia frutto della malafede, oppure se non sia il risultato di un miscuglio delle due cose variamente proporzionate. Sia come sia, bisogna prendere atto del fatto che Israele è un Paese che con lo scudo ideologico del moralismo spacciato da morale, propone una narrazione “etica” dei propri crimini che su qualcuno fa presa, ma che sul resto della popolazione mondiale non attecchisce. Per questo, è universalmente riconosciuto un giudizio di ferma condanna morale degli orrendi crimini che Israele fa, ma che forse potrebbe non essere in grado di vedere, in quanto accecata dal moralismo.