L’Europa e il miraggio della difesa, la trappola di Aspides verso la guerra totale

L’operazione EUNAVFOR Aspides è una missione navale dell’Unione Europea, lanciata ufficialmente il 19 febbraio 2024, con l’obiettivo primario di garantire la sicurezza marittima e la libertà di navigazione nel Mar Rosso, nel Golfo di Aden e nel Golfo Persico. A differenza della missione a guida statunitense Prosperity Guardian, Aspides ha un mandato esclusivamente difensivo: le unità navali europee (principalmente fornite da Italia, Francia, Grecia e Germania) possono abbattere droni e missili diretti verso i mercantili o rispondere a attacchi diretti, ma non sono autorizzate a condurre attacchi preventivi o bombardamenti sul territorio yemenita o iraniano.

Tuttavia, alla luce della recente aggressione USA-Israele  di marzo 2026 all’Iran, l’ipotesi di una sua “intensificazione” — caldeggiata dall’Alta Rappresentante Kaja Kallas — segna un punto di rottura geopolitico. 

La maschera difensiva sta cadendo
Per due anni ci è stato raccontato che l’operazione Aspides fosse un “ombrello” necessario per i nostri scambi commerciali. Ma oggi, con la richiesta di intensificare la presenza navale e di espandere il raggio d’azione fino allo Stretto di Hormuz, la maschera difensiva cade definitivamente. “Intensificare” non è un termine neutro: in linguaggio militare significa passare dalla scorta alla confrontazione. In un contesto in cui gli Stati Uniti di Donald Trump e l’apparato militare israeliano hanno già avviato l’aggressione e lo scontro direttamente contro Teheran, potenziare Aspides significa, nei fatti, apprestarsi a fornire la copertura logistica e tattica per un’aggressione su vasta scala.
Il vassallaggio verso Washington
È giunto il momento di chiamare le cose con il loro nome: questa non è un’iniziativa per l’autonomia europea. È una risposta all’appello disperato di Washington, che cerca di condividere i costi — umani e materiali — di una guerra che l’Europa non ha scelto. Partecipare all’intensificazione di Aspides in questo momento storico significa trascinare la NATO (attraverso i suoi membri europei) in un conflitto aperto contro l’Iran. Significa avallare la strategia del “colpo di mano” che ha caratterizzato le recenti operazioni israelo-statunitensi, le quali hanno ignorato ogni norma del diritto internazionale portando il Medio Oriente nell’abisso odierno.
Interessi contrapposti, la lezione mai appresa
L’Europa deve prendere atto che gli interessi degli Stati Uniti sono, oggi più che mai, diametralmente opposti ai nostri.
  1. Energia e Commercio: Mentre gli USA sono energeticamente autosufficienti, l’Europa dipende vitalmente dalle rotte del Mar Rosso. La guerra contro l’Iran ha già fatto  schizzare ( e sarà ancora peggio)  il petrolio a livelli insostenibili per le nostre industrie, portandoci alla deindustrializzazione definitiva e a una crisi economica e sociale senza precedenti recenti. 
  2. Stabilità Regionale: Per gli USA, il Medio Oriente è una scacchiera per l’egemonia globale; per noi, è il “vicinato” la cui esplosione genera ondate migratorie e instabilità che colpiscono solo le sponde del Mediterraneo, non quelle dell’Atlantico.
Un “No” deciso alla guerra
Non esiste una “guerra giusta” mai, e soprattutto quando si agisce per conto terzi. L’Italia e l’Europa non possono permettersi di diventare il braccio armato di agende straniere che vedono nel caos la loro unica via di sopravvivenza politica. Dire no all’intensificazione di Aspides e anzi uscirne,  non significa solo difendere la pace, ma rivendicare la propria sovranità nazionale ed europea. L’Europa deve smettere di essere il “vagoncino di coda” di una NATO a trazione americana e iniziare a negoziare una stabilità reale che passi per la diplomazia, non per il posizionamento di altre fregate nel mirino dei missili balistici iraniani.