Sardegna: non siamo in guerra, “siamo” la guerra

di Benigno Moi  – Tratto da La Bottega dei Barbieri

Noi in retrovia: il caso Sardegna

Un veloce dossier su recenti e attuali traffici e movimenti guerreschi dal Porto di Cagliari a Capo Frasca, a Decimomannu e a Quirra

Denuncia
Il porto di Cagliari pare venga usato per attività illecite

La normativa italiana, a partire dalla legge 185/90, vieta esplicitamente l’esportazione di armamenti verso Paesi in guerra o responsabili di gravi violazioni dei diritti umani.

Domenica 22 marzo, la giornalista Linda Maggiori ha segnalato alle autorità che nel porto di Cagliari stanno arrivando 7 Container sospettati di trasportare acciaio balistico per uso militare.
Secondo segnalazioni confidenziali verificate e attendibili sarebbero diretti al distretto industriale militare Ramat Asharon in Israele e provengono dall’acciaieria RL Steel in India, (acciaieria indiana produttrice di acciaio per l’esercito israeliano e già protagonista di vari traffici lo scorso anno).

Inoltre venerdì scorso è stata segnalata dalla testata giornalistica Indip la presenza di una nave cargo saudita, impegnata nel carico di materiali bellici prodotti in Sardegna (RWM di Domusnovas, controllato dal gruppo Rheinmetall) e destinati al Medio Oriente – segnalazione su cui la Maggioranza del consiglio comunale di Cagliari ha già espresso contrarietà.

Visto che:
* Israele è in stato di conflitto armato, in piena violazione del diritto internazionale e umanitario;
* la legge 185/90 all’art 1 comma 6 vieta transiti ed esportazioni di materiale di armamento verso paesi in conflitto armato e che violano le convenzioni internazionali;
* sussiste il rischio di una violazione della legge 185/90;
* non è chiaro se siano state prese tutte le precauzioni necessarie per la sicurezza della cittadinanza nel trattare materiale bellico eventualmente pericoloso;
* l’autorità portuale dl Pireo e tutti i sindacati portuali, hanno rifiutato il trasbordo nel porto greco, dei container citati, per i motivi già esposti;
* carichi con stessa provenienza e destinazione sono stati già bloccati e ispezionati nel porto di Gioia Tauro e sono in attesa di una valutazione dagli organi competenti

Noi cittadini e cittadine chiediamo al nostro Sindaco e a tutte le autorità competenti preposte al rispetto delle norme in oggetto una risposta immediata e competente e di adoperarsi per bloccare e ispezionare i container di armi, per valutare se vi siano gli estremi per un sequestro.
Non vogliamo essere complici nel Genocidio in Palestina nè nella guerra contro Iran e Libano.
Comitato sardo di solidarietà con la Palestina Cagliari, 24.03.2026


NO al traffico di armi nel porto di Cagliari verso Israele!

Nel porto di Cagliari sta arrivando una nave, la MSC Vega (IMO 9465265), contenente 7 container con all’interno acciaio balistico per uso militare.Questo carico proviene dall’acciaieria RL Steel in India (famosa per produrre acciaio per l’esercito israeliano e già protagonista di vari traffici lo scorso anno).Questi container dovrebbero arrivare nel porto di Cagliari nella notte tra il 23 e il 24 marzo, essere scaricati e ricaricati sulla nave MSC Hoggar, per poi essere portati verso il porto di Gioia Tauro, da cui partiranno per Haifa su un’altra nave, la MSC Oriane.Noi chiediamo che venga rispettata la legge 185/90, art. 1 comma 6, che vieta transiti ed esportazioni di materiale di armamento verso i paesi in conflitto armato e che violano le convenzioni internazionali.

Già nel porto del Pireo, in Grecia, le autorità portuali e tutti i sindacati hanno rifiutato il trasbordo degli stessi container.Carichi simili sono stati già bloccati e ispezionati nel porto di Gioia Tauro e ora sono in attesa di una valutazione degli organi competenti.La mobilitazione in tutta Europa sta bloccando questi carichi in Grecia, in Turchia, in Spagna e in Italia: già diverse navi hanno dovuto tornare indietro e cercare approdo da altre parti, tutto grazie all’intervento di sindacati, società civile e lavoratori portuali.

USB, Unione Sindacale di Base da qui  

Italia neutrale, Sardegna un po’ meno

da Indip

Sulla pagina Facebook del “periodico indipendente di approfondimento” sardo Indip1, il 20 marzo scorso viene riportato uno stralcio dell’articolo (scoop?) apparso sul periodico online, a firma di Raffaele Angius, che rivela dell’attracco al porto di Cagliari, il 19 marzo scorso, di una “nave cargo battente bandiera saudita che sta caricando armamenti provenienti dalla fabbrica Rwm di Domusnovas.”

L’articolo di Raffaele Angius continua “Il carico attualmente in corso è il primo da quando, il 28 febbraio, Stati Uniti e Israele hanno attaccato unilateralmente l’Iran, facendo precipitare il Medio Oriente in un conflitto multilaterale. Poche ore dopo un attacco con otto missili balistici lanciati da Teheran sulla capitale saudita, il ministro degli Esteri del regno ha dichiarato di essere pronto ad adottare «azioni militari, se ritenute necessarie». Azioni che potrebbero passare anche attraverso l’impiego di armamenti provenienti dalla Sardegna.

L’articolo intero, col titolo “Italia neutrale, Sardegna un po’ meno: dalla Rwm un carico d’armi verso il Medio Oriente”, si può legge re per intero qui https://indip.it/italia-neutrale-sardegna-un-po-meno-dalla-rwm-un-carico-darmi-verso-il-medio-oriente/. Il sito è a pagamento, ma stralci dell’articolo sono riportati nella sua pagina facebook (https://www.facebook.com/IndipPeriodicoIndipendente), e dal quotidiano online Sardinia Post: https://www.sardiniapost.it/aaaa-primo-piano/rwm-in-partenza-dal-porto-di-cagliari-un-carico-darmi-verso-il-medio-oriente/.

Esercitazioni militari e latte di pecore e mucche

da l’Unione Sarda

Alcuni giorni prima (il 18 marzo) il quotidiano di Cagliari L’Unione Sarda dava spazio alla denuncia di Tore Piana, presidente del Centro Studi Agricoli di Sassari: “Negli ultimi dieci giorni le esercitazioni militari aeree in Sardegna «sono aumentate del 70%», con «disagi per gli animali al pascolo vicino ai poligoni». L’effetto più tangibile sarebbe quello della «riduzione della produzione di latte del 20%», che si somma allo «stress» del bestiame.

Il Centro “ha raccolto numerose segnalazioni formali da parte di allevatori di pecore, capre e bovini operanti nelle aree di Marina di Arbus, Sant’Antonio di Santadi e Pistis. «In queste zone (…) si è registrato un aumento stimato intorno al 70% dei voli di aerei da caccia militari, riconducibili ad attività addestrative Nato, con voli a bassa quota, manovre che simulano battaglie aeree, rumori assordanti e attività anche in orari notturni».

Piana parla di «sorvoli ravvicinati, ripetuti più volte nella giornata, che avvengono sopra le aree di pascolo e in prossimità delle aziende zootecniche». Una situazione alla quale gli animali non sono abituati e che produrrebbe «bestiame agitato e disorientato, difficoltà di pascolamento e di riposo, alterazioni del comportamento riproduttivo, calo immediato delle produzioni di latte, con punte fino al 20% in meno segnalate da più allevatori». Dati presunti che, se confermati, andrebbero a produrre un «danno economico diretto e misurabile». Qui https://www.unionesarda.it/news-sardegna/esercitazioni-militari-in-sardegna-aumentate-del-70-in-dieci-giorni-danni-a-bestiame-e-aziende-agricole-jvu3hhfo

Test di Q…
Sempre il quotidiano cagliaritano del costruttore Zuncheddu riporta la notizia dell’ultimo test missilistico portato avanti al Salto di Quirra, nella Sardegna Sud orientale:

A Quirra il test del nuovo sistema di lancio dei missili Aster 30

La Marina militare: «Contesto geopolitico complesso, così viene garantita la sicurezza delle nostre navi». Intanto altri ordigni da mesi sono dispersi nel mare del poligono

La Marina militare italiana testa un nuovo sistema di lancio di missili e lo fa sapere, per mostrare i muscoli: nel mare del Poligono di Quirra dal pattugliatore d’altura Montecuccoli è stato sparato un missile Aster 30 con l’utilizzo del Saam Esd Poa (Surface-to-Air Anti-Missile – Extended Self Defence), considerato «uno dei più avanzati sistemi di difesa aerea navale attualmente disponibili» sul mercato internazionale degli armamenti.

L’esperimento è stato effettuato nei giorni scorsi ma solo ieri la Difesa ha dato conferma dell’utilizzo del teatro sardo: con una nota è stato sottolineato che l’apparato installato sulla nave militare «rappresenta un salto tecnologico significativo nel campo della difesa navale. Progettato per contrastare minacce aeree, missilistiche e a pilotaggio remoto sempre più sofisticate e rapide». In un contesto geopolitico in costante evoluzione «caratterizzato dall’emergere di nuove tecnologie militari e da scenari operativi sempre più complessi, tali capacità risultano fondamentali per garantire la sicurezza delle unità navali e delle forze impiegate in mare».

manifestazione del 20 marzo a Cagliari, da Pressenza

da QUI  ma anche QUI

Da Cagliari un nuovo No alla guerra

Da parte sua, il movimento contro la guerra sardo, non smette di mobilitarsi, anche se non con la partecipazione di massa conosciuta ai tempi della Seconda Guerra del Golfo nel 2003. Lo racconta Carlo Bellisai su Pressenza.com

Convocata dal Comitato di solidarietà per la Palestina, si è svolta venerdì 20 marzo a Cagliari una manifestazione per dire NO alla partecipazione dell’Italia alla guerra scatenata da Israele e USA in medio oriente, in aperta violazione del diritto internazionale e a spregio dei diritti umani.

Una guerra che sta già seminando, oltre ai morti e al disastro ecologico, anche altre gravi conseguenze: il rincaro dei carburanti incide negativamente sulla distribuzione delle merci e chi ne paga le conseguenze è il consumatore, che vede i prezzi salire. Per i manifestanti c’è un altro NO importante da sottolineare: quello alla politica di riarmo europea. L’economia armata non può che portare ad un impoverimento economico, alimentare, ma anche ad una regressione culturale, con l’avanzata del militarismo nelle scuole e nelle università e con le proposte di ripristino del servizio di leva obbligatorio (su questo punto si può seguire la campagna del Movimento Nonviolento.2

Un NO alla repressione del dissenso, che un po’ in tutta Italia si sta scatenando. In Sardegna in particolare, dove semplici “deviazioni dal percorso” di cortei legalmente autorizzati, come quelli in sostegno alla Palestina dello scorso inizio autunno, vengono considerati grave reato per l’ordine pubblico.

Alcune centinaia di manifestanti hanno percorso le vie del centro, scandendo slogan in solidarietà con le popolazioni colpite, contro l’imperialismo statunitense e la politica guerrafondaia e genocida di Israele. Oltre a numerose bandiere palestinesi, sventolavano anche alcune bandiere iraniane, in solidarietà non con il governo di quel paese, che pure è stato proditoriamente attaccato, ma col suo popolo, sottoposto ad un’ulteriore violenza.

Il corteo è poi confluito in quella che, all’anagrafe municipale, è denominata piazza Yenne, ma che ormai da quasi cinque mesi è stata ribattezzata piazza dell’indignazione. Là dove ogni sera dalle sei e mezza alle otto, si ritrova il presidio giornaliero in solidarietà con la Palestina e contro il genocidio e le guerre.” da qui https://www.pressenza.com/it/2026/03/da-cagliari-un-nuovo-no-alla-guerra/

Materiale bellico per Israele: presidio al porto di Cagliari

“Su segnalazione di una giornalista indipendente, che ne ha presentato istanza alle autorità competenti, si è appreso che al porto industriale di Cagliari avrebbe fatto transito la nave MSC Vega, con sette container fortemente sospettati di contenere acciaio balistico per uso militare. Il carico proviene dall’acciaieria indiana RL Steel, che da tempo intrattiene rapporti commerciali con Israele.

I container, secondo programma, verranno scaricati, per essere poi imbarcati su di un’altra nave, la MSC Hoggar, che li porterà a Gioia Tauro, ultima tappa prima del passaggio alla MSC Oriane, con destinazione il porto di Haifa, in Israele.

Si tratta di un carico che dovrebbe essere ispezionato e, nel caso, poi sequestrato, in ottemperanza della legge 185 del 1990, che vieta il commercio ed il transito sul territorio italiano di materiale militare destinato a paesi in guerra, o che violino i diritti umani. Che lo Stato di Israele sia in guerra è davanti agli occhi di tutti e che violi i diritti umani è stato ampiamente dimostrato: di conseguenza, a norma di diritto, non dovrebbe ricevere armi, componenti d’armi e materiale utilizzabile a scopi militari.

Lo stesso Municipio di Cagliari si era espresso, poche settimane fa, con una delibera specifica, in cui si impegnava a vigilare al fine che il porto di Cagliari non fosse implicato nel passaggio di armamenti. Dovrebbe quindi essere il momento di passare dalle parole ai fatti, anche da parte delle istituzioni.

Perché la cittadinanza ha già dato la sua risposta da tempo, con le manifestazioni oceaniche di fine settembre ed inizio ottobre dello scorso anno, col presidio giornaliero per la Palestina in piazza Yenne, e tante altre iniziative e azioni.

Ultima quella di oggi 25 marzo, al Porto Canale, là dove vengono scaricati i container. Un centinaio di attivisti si sono radunati davanti al cancello d’ingresso ed hanno resistito per due ore al vento sferzante, per testimoniare il proprio ripudio per la guerra, la propria indignazione per l’abominevole profitto sulle armi, e portare pressione alle istituzioni locali e regionali, affinché applichino immediatamente la legge in vigore, fermando le armi che alimentano il genocidio palestinese ed incendiano il mondo.

Carlo Bellisai su Pressenza-redazione Sardigna  da qui

Il Pili nell’uovo

Una condanna/appello contro le “servitù militari imposte alla Sardegna” e l’uso del territorio sardo come retrovia militare e piattaforma di guerra viene dal solito e ambiguo Mauro Pili, il caporedattore dell’Unione Sarda ed ex Presidente berlusconiano della Regione Sardegna da tempo attivissimo contro la fabbrica RWM di Domusnovas e le basi militari, oltre che contro l’invasione delle pale eoliche3, che lo fa però sopratutto in tono allarmistico dando credito alle affermazioni che l’Iran sia ormai in possesso di missili con gittata oltre i 3.000 km, e quindi in grado (se lanciati dal nord dell’Iran) di colpire anche parte dell’Italia e della Sardegna. Come per altre battaglie (scorie nucleari; speculazioni energetiche; invio di detenuti al 41 bis nelle carceri isolane) l’attenzione, la denuncia e la contrapposizione non è tanto sulle tematiche di per se, quanto sul fatto che coinvolgano la Sardegna.

“Basta uso del nostro territorio come piattaforma di guerra/Basta fabbriche di bombe e droni/Basta trasformare l’isola in retrovia militare”, alcuni degli slogan di Pili, che scrive (rivelando anche di avere fonti riservate trascurate dai più):

non ci sono più dubbi, nella guerra ormai globale scatenata in Medio Oriente, l’Iran dispone di missili a lunga gittata capace di avvicinarsi ai 4.000 km, ovvero Europa compresa, sino alle coste spagnole, compresa l’intera Sardegna!

– basterebbe questo fatto per decidere il blocco immediato senza perdere altro tempo, del traffico di armi, bombe e droni, prodotto in Sardegna verso regimi, come Arabia Saudita e Emirati Arabi, coinvolti di fatto nel conflitto!

– i report sul programma missilistico iraniano parlano chiaro:

• missili balistici come Khorramshahr, Ghadr, Sejjil con gittate tra 2.000 e 3.000 km

• vettori più avanzati e programmi derivati da lanciatori spaziali come Ghaem-100, Zuljanah, Simorgh, con capacità teoriche superiori ai 3.000 km

• sistemi e sviluppi che, secondo diverse analisi militari, possono arrivare fino alla soglia dei 4.000 km o oltre in configurazioni alleggerite o sperimentali.

– questo significa che il Mediterraneo e parte dell’Europa rientrano nel raggio teorico di queste armi!”

Il movimento sardo contro la guerra, e non solo

Tutto questo mentre i movimenti sardi contro la guerra rimangono sotto la spada di Damocle delle varie inchieste aperte e lasciate aperte come ricatto e dissuasione alla partecipazione di tanti attivisti, di tutte le età.

Quei movimenti che (con alti e bassi) si mobilitano da decenni contro la guerra; contro le industrie di armamenti e le banche armate; contro la propaganda guerrafondaia e militarista nelle scuole e negli organi di informazione; nelle vie e piazze delle città e davanti ai simboli del potere statale o locale; davanti alle fabbriche di morte e alle basi militari. 

Ma anche ricorrendo ai tribunali, penali e amministrativi, grazie ad un lavoro di documentazione accurata che ha permesso che alcuni dei ricorsi presentati abbiano aperto brecce che mettono in discussione l’apparente inattacabilità dell’apparato politico/militare, e sopratutto hanno dato credibiilità e visibilità alle controinchieste, smascherando titubanze e ipocrisie di partiti e istituzioni, sia a livello statale che locale di comuni e Regione.

1  Il periodico è stato fondato ed è diretto da Pablo Sole (https://indip.it/autore/pablo-sole/)

2https://www.movimentononviolento.it/campagne/obiezione-alla-guerra).

3  Ambiguità derivante dal suo mai definitivo distacco dall’area politica vicina al Governo Meloni; dalla mancanza di autocritica verso le scelte fatte come uomo al vertice delle istituzioni sarde e nel Parlamento italiano; la sua ambiguità sulle energie da fonti fossili (vedi la dorsale del gas) e da nucleare (nonostante le sue battaglie contro l’ipotesi del deposito delle scorie nell’isola).