Ucraina, Deambrogio e Ferrero (PRC): «Da Lo Russo e PD cecità storica e furia guerrafondaia. Basta armi, serve la pace

Le recenti dichiarazioni del sindaco di Torino, Stefano Lo Russo, rilasciate in occasione dell’incontro con il primo cittadino di Kharkiv, dimostrano ancora una volta la totale e pericolosa subalternità del Partito Democratico alla logica della guerra a oltranza.A dichiararlo sono Alberto Deambrogio, segretario regionale del Partito della Rifondazione Comunista del Piemonte, e Paolo Ferrero, segretario provinciale che attaccano duramente la linea politica espressa dalle istituzioni torinesi e nazionali.

«Il sindaco Lo Russo e il suo partito continuano a mostrare una profonda cecità storica», affermano Deambrogio e Ferrero

«Nel condannare l’inaccettabile invasione russa, il PD cancella deliberatamente tutto ciò che è accaduto prima del febbraio 2022. Si nasconde l’ossessivo allargamento della NATO a est, si ignora la sanguinosa guerra civile mossa da Kiev contro le popolazioni del Donbass fin dal 2014 e si tace sul sistematico boicottaggio degli accordi di Minsk, che avrebbero potuto garantire una soluzione pacifica e diplomatica».

«La posizione di Lo Russo non è che il riflesso locale della linea guerrafondaia del Partito Democratico a Roma e a Bruxelles», continuano il segretario regionale e provinciale del PRC.

«Un partito che nei parlamenti continua a votare acriticamente per l’invio di sempre nuove armi a Kiev, sostenendo persino la folle linea di colpire in profondità il territorio russo. Questo non è sostegno a un popolo, questo è alimentare una escalation militare globale dai risvolti catastrofici, che nessuno sa dove potrà portare».

Rifondazione Comunista del Piemonte ribadisce che l’unica via d’uscita dal conflitto è la trattativa immediata e lo stop al traffico di armi.

«Torino, città Medaglia d’Oro per la Resistenza, merita una guida che parli il linguaggio della diplomazia e della convivenza tra i popoli, non quello della propaganda bellicista e dello scontro frontale tra potenze», concludono Deambrogio e Ferrero.

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