Alessandro Volpi, Università di Pisa
Gli Stati Uniti hanno spinto per una tregua assai confusa e certo ben poco favorevole per la loro posizione economica perché hanno due problemi urgenti; gli stessi che li hanno spinti in guerra e che si sono aggravati piuttosto che risolversi.
Il primo è il debito federale. Gli Stati Uniti fanno fatica a piazzare il proprio mostruoso debito all’estero e hanno sempre più bisogno dei risparmi mondiali; a dimostrazione di ciò i rendimenti dei decennali del Tesoro Usa sono ormai stabilmente sopra il 4,5%- In simili condizioni una guerra che rischia di costare nell’insieme, secondo le stime di Harvard, 1000 miliardi di dollari non è sostenibile.
Il secondo problema è quello dell’inflazione che ha già colpito le famiglie Usa per quasi 40 miliardi di dollari aggiuntivi in pochissime settimane. Riaprire Hormuz significa provare a raffreddarla, evitando così un aumento dei tassi di interesse che sarebbe devastante per famiglie e imprese americane, oltre che per il debito pubblico. Peraltro, l’aumento dei tassi sarebbe il primo atto del nuovo presidente della Fed, Kevin Warsh, voluto da Trump, proprio per raffreddare i tassi.
Quindi Trump deve accettare la tregua senza troppe condizioni, lasciando all’Iran il ruolo del reale vincitore. La crisi Usa è talmente dura che ha costretto il suo presidente ad attaccare persino Nethanyahu, per l’intenzione del governo israeliano di continuare le ostilità contro l’Iran. In tutto questo, il presidente Trump, con addosso la debolezza organica dell’economia e dei conti pubblici dell’Impero, è arrivato in Francia e viene accolto da sovrano assoluto, con i “leader” europei che lo omaggiano, a cominciare dalla premier Meloni, mentre la Commissione europea esulta per accordi commerciali caotici e pesantissimi. Non solo, in fondo per sostenere l’“imperatore” basta che attenui la sua ostilità verso Zelensky; a quelle condizioni i risparmi del Vecchio Continente continueranno ad essere l’unico strumento di tenuta del sistema finanziario americano. Del resto anche la quotazione di Space X spingerà i fondi europei a produrre e a comprare ETF costruiti sui titoli della società di Musk, infilati nelle pensioni future degli europei.
A proposito dell’accoglienza riservata a Trump al vertice di Evian con i tratti del benefattore e del grande pacificatore vanno messe in luce due ulteriori questioni, a mio parere, centrali.
Il benamato Trump ha ucciso durante la guerra in Iran 52 esponenti del governo iraniano con omicidi mirati, peraltro senza che nei loro confronti pendessero neppure capi di imputazione personali da parte di organi della giustizia internazionale. Ma soprattutto per realizzare tali omicidi mirati le forze Usa e israeliane hanno fatto strage di civili, dai familiari, ai vicini, ai malcapitati che si trovavano nelle vicinanze. Secondo stime molto prudenziali per decimare i vertici dello Stato iraniano sono stati uccisi quasi 600 civili, comprese donne e bambini: una “chirurgia” davvero invasiva.
La seconda questione riguarda il fatto che nei punti del celebrato accordo, su cui a Evian hanno brindato, è previsto che gli Stati Uniti non interferiranno più nella sovranità interna dell’Iran: ma allora il famoso impegno a sostenere la rivoluzione delle donne iraniane da parte del civilissimo Trump, applaudito all’inizio della guerra da tutti i leader europei, dove è finito?
Forse questa classe “dirigente” è più attenta al Fondo di investimento da 300 miliardi di dollari con cui i soliti noti puntano ad assaltare, questa volta finanziariamente, l’Iran.