Meloni, Merz e l’Europa al rimorchio: il suicidio strategico sull’altare di Washington

Il recente asse tra Giorgia Meloni e Friedrich Merz segna la definitiva capitolazione dell’Europa a un destino di subalternità. Al centro del loro progetto non c’è la costruzione di un’identità autonoma, ma la riesumazione dei “piani Draghi e Letta”: una ricetta che coniuga riarmo forzato a cui si aggiunge smantellamento della transizione ecologica e criminalizzazione dei flussi migratori.

Questa convergenza, al di là del patriottismo di cartone della nostra premier, accelera la trasformazione dell’UE in una caserma continentale. La priorità non è più il benessere sociale o l’innovazione verde, ma l’economia di guerra.

Accogliendo le pressioni per un aumento vertiginoso delle spese militari, Meloni e Merz si fanno esecutori di una strategia dettata oltreoceano, finalizzata a sostenere un’egemonia statunitense in crisi profonda e che a sua volta sta stanziando cifre monstre per le strategie di riarmo, sino al ‘Golden Dome’, vera e propria mossa letale verso un terzo conflitto mondiale dagli esiti mostruosi.

L’incapacità di ragionamento autonomo dell’Europa è sconcertante. Invece di porsi come mediatore in un mondo multipolare, il continente si incatena alla NATO (in crisi solo per chi vede gli aspetti superficiali ingenerati dalle mosse pubbliche trumpiane), accettando un suo ruolo espansivo/aggressivo. Accettando altresì di diventare potenziale bersaglio a causa degli interessi USA.

Per l’Italia, questa servitù è letale. Il nostro Paese non ha nemici naturali che lo insidino; la vera minaccia alla sicurezza nazionale deriva proprio dalla presenza di basi americane sul territorio, che ci rendono automaticamente target possibili in conflitti decisi a Washington.

Uscire dalla NATO e chiedere la chiusura delle basi USA non è un’utopia, ma un’esigenza di sopravvivenza. L’Italia deve rivendicare un posizionamento autonomo, smettendo di finanziare una difesa che è solo il braccio armato di interessi stranieri.

Mentre Meloni e Merz sacrificano la transizione energetica per tornare al fossile e al bellicismo, dipingendo i migranti come l’unica minaccia, ignorano che il vero pericolo è il trascinamento possibile in scenari di guerra innescati da chi vuole difendere con le unghie il primato che sfugge sul teatro mondiale.

L’Europa di Meloni e Merz è un’Europa che rinuncia a pensare, che arma le frontiere mentre svuota le scuole e gli ospedali, agendo come un satellite di un impero al tramonto che, pur di non cedere il passo, è disposto a mettere a repentaglio la vita dei suoi stessi alleati.

Il pensiero di un’Italia neutrale, che guarda con favore alla possibile riarticolazione delle relazioni internazionali su base rispettosa ed egualitaria, pare oggi obbligato per lavorare ad evitare il baratro.