L’amara realtà del workfare: lo Stato amico (delle banche e della finanza) che chiude i corsi i della borsa per i poveri

Le politiche sociali del governo Meloni, basate sul concetto di “workfare” e sull’inclusione sociale e lavorativa, sono giustamente oggetto di forti critiche per il loro impatto sulle fasce più disagiate della società italiana.

L’approccio, che condiziona i sussidi all’obbligo di lavorare o formarsi, è accusato di criminalizzare chi è in difficoltà e di non affrontare la crescente povertà assoluta.

I tagli e i numeri della povertà
Secondo i dati Istat, nel 2024 circa 5,7 milioni di persone in Italia vivevano in povertà assoluta. Il governo, anziché incrementare le protezioni, ha ridotto di 267 milioni il Fondo povertà e ha sostituito il Reddito di Cittadinanza con due misure più restrittive: l’Assegno di Inclusione (ADI) e il Supporto per la Formazione e il Lavoro (SFL).

Il numero di nuclei familiari che ricevono assistenza è drasticamente diminuito: l’ADI raggiunge circa 665 mila nuclei, a fronte degli 1,1 milioni coperti in precedenza dal Reddito di Cittadinanza. Questo ha comportato un risparmio stimato per lo Stato di circa 1,7 miliardi di euro, ma ha lasciato senza sostegno milioni di indigenti.

Le nuove misure escludono, ad esempio, i single e le coppie senza figli sotto i 60 anni, anche se privi di reddito.

La retorica dell'”inclusione” e l’esclusione sociale
La retorica ufficiale parla di “inclusione sociale e lavorativa”, ma la realtà dei numeri e i rapporti di associazioni come la Caritas mostrano un paese che affonda nelle disuguaglianze. La rigidità dei nuovi requisiti e la burocrazia complicano l’accesso ai sussidi per i più fragili.

Occorre evidenziare come l’interesse del governo per la lotta alla povertà sia limitato, concentrandosi sulla creazione di un apparato di controllo preventivo invece che su un’efficace rete di protezione sociale.

La mancanza di monitoraggi trasparenti non permette nemmeno di capire quanti beneficiari abbiano effettivamente trovato un lavoro stabile dopo i percorsi obbligatori, mentre si indebolisce lo Stato sociale per finanziare altre spese, come quelle militari.

I dati confermano che l’Italia è un paese con un’area di vulnerabilità sempre più ampia, dove molte persone con un lavoro non riescono comunque ad arrivare a fine mese. La scelta ideologica del governo, secondo gli oppositori, è quella di favorire l’accumulazione di ricchezza per pochi a scapito delle fasce più deboli, trasformando la povertà in una colpa individuale.

Altro che destra sociale. Quando è l’ ora del potere, così ci insegnano i Fratelli con l’intendenza salviniana e forza italiota, si sta tutti bene allineati al mainstream neoliberista. I poveri in fondo sono uno scarto, non sono percepiti dai listini di borsa e neanche molto da una opposizione che vorrebbe perpetuare la stagione del “ma anche” quando i più forti vogliono tutto e senza sconti.