Falò del XVII febbraio: quando la memoria è una bussola di libertà

Ogni 16 febbraio, le colline delle Valli Valdesi si accendono di migliaia di luci. Non è solo folklore o un richiamo religioso: sono i falò della libertà, accesi per la prima volta nel 1848 quando la notizia della firma delle Lettere Patenti da parte di Carlo Alberto arrivò nelle valli, concedendo finalmente ai valdesi (e poco dopo agli ebrei) i diritti civili e politici.

In un’epoca contemporanea segnata da una preoccupante contrazione della democrazia materiale e da una progressiva erosione di diritti che credevamo acquisiti, questa ricorrenza assume un’attualità dirompente. Oggi la democrazia appare spesso svuotata di sostanza, trasformata in una procedura formale che fatica a garantire spazi reali di partecipazione e dissenso. I falò valdesi, in questo contesto, ci insegnano tre lezioni fondamentali.

In primo luogo, ricordano che la libertà non è una concessione benevola, ma il frutto di una resistenza secolare. I valdesi non ottennero i diritti per caso, ma dopo secoli di persecuzioni e una strenua difesa della propria identità e del diritto di esistere come minoranza. In un tempo di passività, questo fuoco ci dice che i diritti vanno presidiati attivamente: una libertà che non viene esercitata finisce inevitabilmente per atrofizzarsi.

In secondo luogo, l’esperienza valdese sottolinea l’importanza della laicità come garanzia per tutti. La lotta valdese non era volta a ottenere privilegi, ma il riconoscimento di una cittadinanza piena. In un mondo in cui gli spazi pubblici si restringono e le differenze vengono spesso viste come minacce, il XVII febbraio celebra la possibilità di una convivenza basata sull’uguaglianza dei diritti, indipendentemente dalla fede o dall’appartenenza.
Infine, la simbologia del fuoco che “comunica” da una montagna all’altra richiama il valore della solidarietà comunitaria. I falò vennero accesi per diffondere la buona notizia in un territorio impervio, creando una rete di luce che rompeva l’isolamento del “ghetto alpino”. Oggi, mentre la democrazia sembra frammentarsi in egoismi individuali, quei fuochi indicano che la conquista di un diritto per una minoranza è, in realtà, un’espansione della libertà per l’intera collettività.
I falò del 16 febbraio sono dunque un monito: la democrazia non è un traguardo statico, ma un processo dinamico che richiede vigilanza. Quel calore che sale dalle valli piemontesi non illumina solo il passato, ma indica la strada per ricostruire, oggi, nuovi spazi di partecipazione e dignità umana.