Il Piano Mattei e lo svuotamento del Fondo Clima: l’ultimo oltraggio alla tutela ambientale

Il limite della decenza politica è stato ampiamente superato. Per questo governo sono ormai esaurite le espressioni di biasimo disponibili nel vocabolario civile. Ci troviamo di fronte a una gestione della cosa pubblica che sembra mossa da un rancore sistematico nei confronti del futuro e della transizione ecologica.

Dopo il recente, anacronistico e pessimo rilancio del nucleare, l’esecutivo mette a segno un altro colpo da maestro dell’insostenibilità. Questa volta l’oggetto del saccheggio è il Fondo rotativo per il clima, piegato a logiche geopolitiche ed estrattive che nulla hanno a che fare con la salvaguardia del pianeta.A certificare il fallimento di questa visione non sono le sole opposizioni, ma la magistratura contabile. La Corte dei Conti ha infatti espresso critiche durissime sulla decisione di indirizzare la quota maggioritaria del Fondo Clima verso il cosiddetto Piano Mattei per l’Africa.

I giudici contabili hanno sollevato forti perplessità sulla governance e, soprattutto, sullo snaturamento di uno strumento nato con ben altri scopi. Il Fondo Clima, istituito con la legge di bilancio 2022, doveva essere il motore degli investimenti verdi nazionali, un supporto per de-carbonizzare le imprese e finanziare progetti di adattamento climatico sul nostro territorio. Invece, è stato trasformato nel bancomat di una strategia governativa opaca.Spostare queste risorse significa sottrarre capitali vitali alla transizione energetica interna.

La Corte dei Conti evidenzia il rischio di una dispersione dei fondi in rivoli burocratici e la mancanza di criteri stringenti che garantiscano il reale impatto ambientale dei progetti all’estero. Il sospetto, fondato, è che sotto la bandiera della cooperazione allo sviluppo si nasconda il finanziamento di infrastrutture fossili camuffate da interventi benefici. Si tratta di una deviazione inaccettabile, che svuota di significato la parola “clima”.

Questa gestione verticistica e coloniale non è passata inosservata nemmeno nel mondo associativo e produttivo.

Anche Altragricoltura ha espresso critiche salienti su questa operazione, denunciando come la scelta tolga risorse cruciali all’agricoltura sostenibile e alla sovranità alimentare per destinarle a grandi progetti industriali speculativi. È l’ennesima dimostrazione di un disegno complessivo che penalizza chi la terra la lavora e la custodisce ogni giorno.

La realtà è sotto gli occhi di tutti. Questo esecutivo manifesta un testardo posizionamento contro ogni politica di reale tutela della Casa comune. Si preferisce investire in centrali atomiche di là da venire e in acquisti costosissimi di combustibili fossili controllati dagli USA, piuttosto che proteggere i territori dalla siccità, dal dissesto idrogeologico e dalle ondate di calore anomale.L’uso distorto del Fondo rotativo per il clima è il perfetto manifesto di questa miopia.

Non c’è alcuna visione di lungo periodo, solo la tutela di interessi fossili immediati. Arrogarsi il diritto di scialacquare i fondi per il clima per scopi geo-economici significa ipotecare la sicurezza delle prossime generazioni. È l’oggi che viene sacrificato sull’altare della propaganda; è il domani che viene deliberatamente cancellato da chi dovrebbe, per mandato istituzionale, proteggerlo.

Le parole di condanna non bastano più di fronte a questo tradimento ecologico.

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