Basta con il teatrino delle primarie: serve una sinistra alternativa

Nel campo largo si discute, si litiga e ci si divide sulla data delle primarie. Novembre sì, novembre no, prima o dopo le feste. Ma milioni di persone non aspettano un gazebo: aspettano una politica che torni a parlare dei loro problemi.

Il vero problema non è stabilire quando votare alle primarie. Il vero problema è capire per cosa vogliamo votare e quale alternativa vogliamo costruire.

Mentre il PD e il campo largo discutono di candidature e alleanze, l’Europa aumenta le spese militari e il riarmo viene presentato come inevitabile. Noi diciamo con chiarezza: non è inevitabile e non è questa la strada per garantire sicurezza e futuro. Le risorse pubbliche devono essere investite nella sanità, nella scuola, nel welfare, nel lavoro e nelle pensioni, non in una nuova corsa agli armamenti.

E davanti alla tragedia di Gaza non possiamo voltare lo sguardo. Basta bombardamenti, basta stragi di civili. Chiediamo la fine della guerra, il rispetto del diritto internazionale e il riconoscimento dei diritti del popolo palestinese. Per una Palestina libera e per una pace giusta.
Ma la nostra battaglia non finisce con la politica estera. In Italia ci sono lavoratori impoveriti, giovani costretti a emigrare, pensionati che non arrivano alla fine del mese, liste d’attesa interminabili e servizi pubblici sempre più deboli.

È a queste persone che una sinistra deve tornare a parlare.

E bisogna parlare anche a quei milioni di cittadini che da anni non votano perché non si sentono più rappresentati. Non sono cittadini disinteressati alla politica: spesso sono cittadini delusi dalla politica che hanno conosciuto. Il loro ritorno alla partecipazione democratica è una delle grandi sfide del nostro tempo.

Per questo Rifondazione Comunista deve assumersi la responsabilità di essere uno dei motori della ricostruzione della sinistra alternativa: una sinistra popolare, pacifista, ambientalista e socialista, autonoma dal centrodestra ma anche dalle logiche del campo largo.
Non abbiamo bisogno dell’ennesima operazione elettorale costruita dall’alto. Abbiamo bisogno di un progetto costruito dal basso, insieme ai lavoratori, ai giovani, ai movimenti, alle associazioni, alle forze sociali e a tutti coloro che non si arrendono all’idea che guerra, precarietà e disuguaglianze siano il nostro destino.

Prima delle primarie viene il programma. Prima delle candidature viene la politica. Prima delle alleanze viene la costruzione di un’alternativa.

La sinistra che serve all’Italia deve tornare a dire con forza da che parte sta: dalla parte della pace, della Costituzione, del lavoro, della sanità pubblica, del welfare, dei pensionati, dei giovani e di chi oggi non ha più voce.
È questa la sinistra che vogliamo ricostruire.

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