di Domenico Cosentino, PRC Federazione di Catania e Peppe Puccia PRC Federazione di Siracusa/Ragusa
Giù le mani dal patrimonio comune. Gli scali siciliani producono utili e sviluppo: regalarli ai fondi privati non è pragmatismo, è un atto di resa della politica di fronte al mercato.
Le recenti dichiarazioni del Sindaco di Catania e della Città Metropolitana, Enrico Trantino, in merito al processo di privatizzazione della SAC Spa, rappresentano il solito, logoro copione del liberismo casereccio: il pubblico è inefficace per definizione, il capitale privato è l’unico salvatore della patria.
Una narrazione ideologica e priva di fondamento che come Rifondazione Comunista respingiamo con fermezza al mittente.
Replicare alle rassicurazioni della Giunta Trantino non è solo una battaglia di principio, ma un dovere politico urgente a tutela dei lavoratori, della collettività e dello sviluppo futuro del nostro territorio.
Il primo falso storico da sfatare riguarda la presunta “mancanza di risorse” da parte del settore pubblico.
Il Sindaco sostiene che la sola gestione pubblica non sia in grado di sostenere i ritmi di crescita e di reperire i capitali necessari alla modernizzazione delle infrastrutture. È un’affermazione fuorviante.
La SAC non è un baraccone in perdita o un ente dissestato: è un’azienda pubblica in piena salute, con bilanci solidi e utili milionari spinti dai continui record di passeggeri dello scalo di Fontanarossa.
Ci chiediamo per quale perversa logica economica un ente pubblico debba privarsi della propria “gallina dalle uova d’oro” per far incassare i dividendi a qualche fondo finanziario speculativo.
Se servono investimenti per ammodernare le strutture, si usino gli utili operativi per ricapitalizzare e si accendano mutui a tassi agevolati. I privati non portano regali né fanno beneficenza: pretendono un ritorno economico immediato e altissimo, che verrà inevitabilmente estratto dalle tasche dei cittadini e dai tagli al servizio.
Ci dicono di stare tranquilli perché il bando prevederà presunte “clausole di salvaguardia”, tutele statutarie e quote di controllo per la parte pubblica.
Ma a chi pensano di credere? Quando il capitale privato entra nella gestione di un’infrastruttura strategica, la priorità smette di essere il servizio pubblico e diventa esclusivamente la massimizzazione del profitto degli azionisti.
La storia italiana delle privatizzazioni — dalle autostrade ai servizi idrici — parla chiaro: le “golden share” e i comitati di controllo pubblici si sono sempre rivelati armi spuntate di fronte allo strapotere della finanza. Quando il socio privato chiederà di abbattere i costi per far quadrare i propri bilanci, l’amministrazione pubblica chinerà la testa.
L’ingresso delle logiche di mercato sfrenato negli scali di Catania e Comiso avrà un costo sociale altissimo, che Trantino evita accuratamente di menzionare.
Negli aeroporti già privatizzati in Italia abbiamo assistito al sistematico smantellamento dei diritti lavorativi: esplosione del subappalto selvaggio, dumping contrattuale, aumento dei carichi di lavoro e dilagante precarietà nei servizi di terra, dall’handling alle pulizie, fino alla sicurezza.
Quale sarà poi il destino dello scalo di Comiso?
Un gestore privato investirà mai su un’infrastruttura periferica a lungo termine o preferirà ridurla a un ramo secco per concentrare tutti i profitti su Catania?
La gestione pubblica serve proprio a riequilibrare le disuguaglianze territoriali; il privato guarda unicamente al rendimento del prossimo trimestre.
Rifondazione Comunista non difende la “malediligenza” o la lottizzazione politica che per anni ha appesantito le partecipate.
Difendiamo l’interesse collettivo esigendo una gestione pubblica efficiente, trasparente e manageriale.
I grandi modelli europei dimostrano che le infrastrutture pubbliche, se liberate dalle logiche di bottega e affidate a competenze reali, funzionano meglio dei privati e reinvestono il 100% delle ricchezze sul territorio, invece di dirottarle nei dividendi dei soci.
Non ci faremo incantare dalle rassicurazioni di facciata del Sindaco Trantino.
Gli aeroporti di Catania e Comiso appartengono alla comunità, ai lavoratori e alle generazioni future. Chiediamo il blocco immediato di ogni iter di privatizzazione, un dibattito pubblico trasparente in Consiglio Comunale e l’avvio di un piano d’investimenti interamente pubblico.
Saremo al fianco dei lavoratori e delle forze sociali per fermare l’ennesima svendita del nostro patrimonio.
La ricchezza pubblica non si vende: si difende e si valorizza.
Leggi anche:
SAC, società di gestione degli aeroporti di Catania e Comiso. Come si prepara una svendita –
Privatizzare SAC è un errore strategico e un danno enorme per la Sicilia orientale –
Aeroporti di Catania e Comiso: tra privatizzazione e militarizzazione –