Appunti dopo le amministrative in Sicilia


Le ultime elezioni locali hanno dimostrato come sia fallace un trasferimento del voto Referendario (e la sua ricchezza) nelle schede elettorali. Come e più di Venezia lo dimostra il voto di Raffadali dove il popolo ha voluto bene alla Costituzione (votanti 46.19%, NO 69,54%, SI 30,46%) ma ancor di più alla dinastia Cuffaro (votanti 53%, Cuffaro 75,77%, PD 23,6). Per il caso specifico viene in mente un vecchio adagio siciliano: “megghiu u tintu accanosciutu che uno bonu sconosciuto“, in realtà si tratta di un ramificato sistema di potere che consente la contrattazione con i livelli politici più alti.

Anche il Comune di Randazzo dopo l’affetto per la Costituzione ha rieletto Sindaco lo stesso coinvolto nel scioglimento per mafia del comune, rieletto con il sostegno diretto dell’ on. Sammartino, ma senza il simbolo di Salvini.

Ma dello stesso segno centrista/moderato/affarista è il voto di Salerno ed Enna incarnato dalle figure De Luca e Crisafulli. Due figure legate al territorio, di provata carriera politica come di occupazione di potere e fittissime relazioni che nel caso di Mirello hanno consentito l’apertura dell’Università Kore (acquistata dall’INAIL grazie al legame diretto con D’Alema).

La pudicizia con cui il PD ha negato il simbolo è una presa di distanza da settori quasi impresentabili che hanno apertamente osteggiato la segreteria Schlein, settori disponibili a contrattare nel vero nuovo soggetto politico: il campo largo.

È crollato in Sicilia il bipartitismo di coalizione, con la decomposizione delle alleanze dentro il CentroDX, mentre il Centro SX non esprime alcuna egemonia progressista, non esprime linee programmatiche alternative, pensa di costruire la vittoria alle Regionali 2027 acquisendo vecchi ceti politici (vedi PD esindaci ex cuffariani).

Per questo Lavardera si può auto proclamare candidato Presidente del campo largo, non della Coalizione di CentroSX, conquistando credibilità nel PD e Sinistra italiana: primarie, programmi non servono, basta coltivare un profilo mediatico di attacco nei confronti di Schifani, mantenere rapporti ondi vaghi con Cateno De luca.

Una regressione etica e morale prima ancora che politica, rispetto a quello che fu costruito con entusiasmo, nelle Camere del lavoro con la candidatura di Rita Borsellino. Ribadiamo la necessità di costruire a Sinistra una piattaforma ed un programma per l’analisi, censimento dei bisogni sociali, dei diritti violati, partecipazione e lotta che non sarà mai soddisfatta dalla politica liberista, dalla fittissima rete di raccolta ed organizzazione di potere (caf, patronati) che ha implementato il vecchio sistema clientelare.

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