Ernesto Mancini, avvocato. Autore del blog Diritto e persona
Si sente spesso affermare che la legge Calderoli sull’autonomia differenziata sia ormai superata, al pari della riforma sulla separazione delle carriere dei magistrati e di quella sul premierato.
Questa narrazione viene ripetuta con sorprendente leggerezza nei talk show, nella stampa e nei dibattiti televisivi, persino da autorevoli commentatori. Si induce così l’opinione pubblica a credere che il progetto di autonomia differenziata sia stato accantonato o comunque svuotato di significato dalle pronunce della Corte Costituzionale n. 192/2024.
La realtà è esattamente opposta.
Mentre il progetto di premierato è sostanzialmente scomparso dall’agenda politica e la riforma della separazione delle carriere ha incontrato l’ostacolo referendario che ne ha bloccato definitivamente il percorso, l’autonomia differenziata procede senza sostanziali impedimenti.
Il Ministro Calderoli non ha affatto rinunciato al suo obiettivo. Al contrario, sta portando avanti il progetto interpretando a modo suo, peraltro gravemente illegittimo, le indicazioni della Corte costituzionale e attribuendo alle regioni del Nord competenze e funzioni in misura profondamente diversa rispetto a quelle del Centro-Sud.
Le preintese con Veneto, Lombardia, Piemonte e Liguria sono state approvate dal Consiglio dei Ministri e dalle Regioni di destra, peraltro maggioritarie, nella Conferenza Unificata Stato-Regioni. Il percorso continua ora nelle Commissioni parlamentari competenti. L’esito, stante il patto scellerato della maggioranza governativa, appare scontato. Nulla lascia presagire un ripensamento.
Tutto questo avviene nonostante i princìpi enunciati dalla Corte Costituzionale con la sentenza del novembre 2024 e le severe critiche formulate da costituzionalisti, economisti, esperti di finanza pubblica e studiosi auditi nelle sedi istituzionali. Si tratta di critiche che riguardano aspetti fondamentali: la tutela dell’uguaglianza sostanziale dei cittadini, la garanzia dei livelli essenziali delle prestazioni, la tenuta della finanza pubblica, la solidarietà tra territori e, in ultima analisi, l’unità stessa della Repubblica.
Eppure, il dibattito pubblico rimane quasi inesistente.
Una riforma destinata a modificare profondamente i rapporti tra Stato e Regioni, a incidere sulla distribuzione delle risorse e sulla concreta esigibilità dei diritti sociali fondamentali viene trattata come una questione marginale, nonostante riguardi direttamente milioni di cittadini e il futuro assetto del Paese.
Del ruolo della stampa e dei media televisivi si è già detto; non meno grave è l’atteggiamento delle forze politiche di opposizione, che raramente denunciano con la necessaria determinazione e continuità ciò che sta accadendo. Mentre l’attenzione si concentra su polemiche quotidiane e questioni contingenti, una delle più rilevanti trasformazioni istituzionali della storia repubblicana procede quasi senza incontrare resistenza politica.
In questo scenario, la mobilitazione contro l’autonomia differenziata è affidata quasi esclusivamente all’impegno politico dei Comitati contro ogni Autonomia Differenziata (NO.AD) e del Tavolo NO.AD, che continuano a svolgere un prezioso lavoro di informazione, denuncia e sensibilizzazione.
Per questo assume particolare importanza l’Assemblea Nazionale convocata a Napoli il prossimo 6 giugno. Sarà un momento di confronto, informazione e mobilitazione civile, con l’obiettivo di rompere il muro del silenzio e portare all’attenzione dell’opinione pubblica ciò che sta realmente accadendo.
Ancora una volta sarà il mondo dell’associazionismo, del volontariato civico e dell’impegno democratico a lanciare l’allarme.
Oggi, 2 giugno, è la Festa della Repubblica; il 6 giugno, a Napoli, ci sarà la Difesa della Repubblica da ogni tentativo di disgregazione.
