All’inizio di luglio la SACBO, la società che gestisce l’aeroporto, avvia una inusuale “procedura partecipativa” riguardo il Piano di Sviluppo Aeroportuale 2029-2043. Una farsa.
Il masterplan proposto da SACBO immagina un aeroporto destinato a crescere perché “cresce il mercato”, infatti prevede un programma di investimenti che supera il mezzo miliardo di euro (di cui solo 34 milioni per interventi di compensazione e mitigazione) e una crescita di 17,4 milioni di passeggeri transitanti nel 2026 a 23,5 milioni da raggiungere nel 2035 (ma qualcuno sussurra già di arrivare a 30 milioni). Gli attuali 60mila posti di lavoro (tra diretti e indiretti) salirebbero secondo SACBO a 100 mila, con un valore aggiunto pari a cinque miliardi di euro.
Siamo di fronte alla prosecuzione della logica che ha fatto crescere a dismisura Orio al Serio: l’esclusivo interesse economico. Non c’è alcun limite, nessuna attenzione per il contesto e il territorio. Ai cittadini viene narrato che si tratta di uno sviluppo positivo che “regala” decine di migliaia di posti di lavoro, che moltiplica i fatturati (di pochi fortunati). Per gli svantaggi (rumore, inquinamento, traffico caotico, disservizi) e per coloro che verranno assunti in posti precari e sottopagati pochissima considerazione.
I due enti pubblici facenti parte del patto di sindacato orobico che controlla SACBO (comune di csx e provincia di cdx) tengono la bocca cucita. Dovrebbero essere enti attenti agli equilibri ambientali e alla qualità della vita dei cittadini ma invece hanno avallato in tutto e per tutto la crescita inusitata dell’aeroporto lucrando lauti vantaggi economici.
Alcune forze politiche e qualche amministrazione sono intervenute criticamente nel dibattito, dimenticandosi che per 12 anni hanno avallato, votando a favore, ogni crescita di Orio. Si pensi solo alle recenti varianti del comune di Seriate. Oggi filosofeggiano sugli errori del masterplan e sollecitano la cancellazione dei voli notturni programmati e il rientro, “in tempi brevi e certi”, nei limiti fissati dalla zonizzazione acustica. Si chiedono interventi prima di valutare gli ampliamenti proposti e si discute della limitazione dei voli commerciali. Ma su questo ultimo aspetto concretamente nel masterplan si prende atto della posizione baricentrica nel Nord Italia dell’aeroporto di Bergamo. Una posizione che rappresenta un potenziale snodo strategico per lo sviluppo del settore merci su scala nazionale, elemento che ha spinto Sacbo a individuare uno spazio dedicato il più vicino possibile alle infrastrutture logistiche e alla viabilità land-side che agevola le operazioni di carico/scarico e distribuzione (quella viabilità approvata recentemente dal comune di Seriate). Addirittura si prevede nell’area nord un vertiporto di 10.000 metri pensato per ospitare in futuro collegamenti cargo con droni e velivoli a decollo verticale destinati al trasporto merci di corto raggio.
Coloro che oggi manifestano un forte mal di pancia saranno conseguenti domani abbandonando le maggioranze che sosterranno questo masterplan? I vari comuni critici saranno conseguenti non approvando il masterplan?
Il dibattito sembra invece orientato a un uso continuativo e quasi rassicurante dei termini ‘mitigazione’ e ‘compensazione’. Si propone la “mitigazione” del rumore e dell’inquinamento derivato da atterraggi e decolli. Verranno forse introdotti velivoli leggermente meno rumorosi, ma il rombo resta una legge della fisica ineliminabile e i milioni di passeggeri aggiuntivi non equivalgono solo a decolli e atterraggi, ma muovono a terra centinaia di migliaia di veicoli a motore con le relative emissioni. Come si possono “compensare” danni irreversibili” alla vivibilità di un territorio?
E che dire dell’esito dello studio Ats «L’esito delle attività ha confermato una sostanziale stabilità del quadro epidemiologico», afferma il direttore generale di Ats Bergamo, Massimo Giupponi. «Lo studio conferma la necessità di governare l’impatto acustico dell’aeroporto sui residenti e l’opportunità di mantenere sotto controllo i principali rischi sanitari». Insomma va tutto bene madama la marchesa, ma chi abita a Colognola o Azzano sa che non è così.
Ma la vera questione che apre la “procedura partecipativa” relativa al Piano di Sviluppo Aeroportuale è un’altra: è la critica dell’assetto economico ed urbano della città e della provincia. Le conseguenze delle scelte scellerate condotte per 15 anni che hanno garantito la crescita senza limiti dell’aeroporto hanno ridefinito il ruolo della città e del suo assetto economico. Generando 60mila posti di lavoro, ahimè spesso precari e sottopagati, ma anche forti fenomeni speculativi (si pensi solo alla gentrificazione di città alta o all’esplosione dei BeB). Non si può limitare la crescita di Orio se non si mette in discussione il modello economico che è derivato dalla sua crescita, se no si rischia di svuotare il mare con un cucchiaio. Ma chi vuole assumere questo punto di vista critico non può che mettersi fuori dal quadro delle compatibilità di entrambi i poli sia di csx che di cdx che questo modello hanno sostenuto.