In questo fine settimana, mentre proprio nelle ultime ore il Consiglio Supremo di difesa ha sancito il via libera all’uso delle basi militari italiane, la Sicilia torna a parlare con la sua voce più autentica: quella che rifiuta la logica della guerra e rivendica per sé un destino diverso da quello che altri vorrebbero imporle. Da Trapani a Sigonella, dalla Sicilia Occidentale alla Sicilia Orientale, due iniziative distinte ma profondamente intrecciate compongono un’unica mobilitazione civile, culturale e politica. Una mobilitazione che affonda le radici nella storia millenaria della Sicilia, terra che non ha mai stratificato le civiltà che l’hanno attraversata, ma le ha integrate, trasformate, rese parte di un’identità plurale e aperta.
È da questa storia che nasce la nostra convinzione: la Sicilia è un laboratorio di pace, non una piattaforma di guerra.
A Trapani, oggi 14 marzo, alle 17.30, davanti a Palazzo Cavarretta, la cittadinanza si ritroverà per un presidio contro la guerra, contro l’economia di guerra e contro la crescente militarizzazione dei territori. Al centro della protesta, il progetto del nuovo campo di addestramento NATO per i piloti di F‑35 previsto nella base di Birgi: un’infrastruttura che diventerebbe la più grande al mondo al di fuori degli Stati Uniti. Il Comitato No F35 a Trapani Birgi contesta complessivamente il progetto perché alimenta il riarmo europeo e NATO, contribuendo all’escalation internazionale in un momento già segnato da conflitti devastanti, minaccia l’ecosistema locale con attività di volo ad altissimo impatto, rischia di compromettere ulteriormente lo scalo civile, già fragile, con ricadute economiche pesanti per la popolazione e infine perché trasforma l’aeroporto e il territorio circostante in un obiettivo militare strategico, esponendo i cittadini a rischi inaccettabili.
Trapani, città di frontiera e di mare, rifiuta di essere trasformata in un ingranaggio della macchina bellica globale.
Parallelamente a Catania, sempre oggi alle 17.30 si svolgerà un corteo cittadino da Piazza Majorana all’insegna di “Nessuna complicità con Guerra e genocidio – Smilitarizziamo i territori. Libere e liberi di lottare”
Domani, domenica 15 marzo, alle 10.30, la mobilitazione si sposterà a Sigonella, nodo cruciale delle operazioni militari statunitensi e NATO nel Mediterraneo. Qui si manifesterà contro l’attacco militare di Stati Uniti e Israele contro l’Iran, un’azione che viola il diritto internazionale e trascina il mondo in una spirale di violenza sempre più incontrollabile e per il convinto sostegno al principio di autodeterminazione di tutti i popoli, da Cuba al Venezuela dal Kurdistan alla Palestina. Perché, nel silenzio complice dei media, il genocidio del popolo palestinese continua, mentre lo Stato d’Israele prosegue l’annessione della Cisgiordania e l’invasione del Libano.
Per questo verrà chiesto con forza, nel rispetto dell’articolo 11 della Costituzione che ripudia la guerra, che l’Italia non collabori ad alcuna aggressione anche vietando l’uso delle basi militari italiane, a partire da Sigonella, dal MUOS e dal porto di Augusta, che già prima dell’avallo del Consiglio Supremo di difesa, di fatto, rendevano il territorio siciliano parte della catena operativa delle missioni in Medio Oriente.
Ma verrà chiesto anche che si investa non in armi ma in sanità, scuola, trasporti, casa, reddito, salario minimo, evidenziando il nesso tra il riarmo e il depauperamento dello stato sociale.
Queste iniziative non sono eventi isolati: sono i due poli di una stessa energia che attraversa l’isola. Trapani e Sigonella, lontane geograficamente, diventano vicinissime politicamente e simbolicamente, denunciando la militarizzazione crescente del territorio e rifiutando che la Sicilia sia complice di guerre che devastano intere regioni del mondo.
Insieme affermano un principio semplice e radicale: la Sicilia non è un avamposto militare, ma un crocevia di popoli, un luogo di incontro, un territorio che può e deve essere laboratorio di pace nel Mediterraneo.
La storia dell’isola ci insegna che le civiltà non si scontrano: si intrecciano, si trasformano, generano cultura. È questa la Sicilia che vogliamo difendere. È questa la Sicilia che, da Occidente a Oriente, si mette in cammino contro la guerra.