Così con queste politiche, la destra continuerà a vincere

L’avanzata travolgente delle destre in Italia e in Europa non è un fenomeno caduto dal cielo, né un’improvvisa degenerazione umorale dell’elettorato. È il risultato diretto, logico e inevitabile del fallimento strutturale della sinistra moderata e liberale. Per decenni, le forze che oggi pretendono di ergersi a baluardo della democrazia, contro la destra,  attraverso la logica del “campo largo” sono state le prime esecutrici delle politiche neoliberiste, privatizzatrici e belliciste che hanno smantellato lo Stato sociale, precarizzato il lavoro, impoverito i ceti popolari e ci stanno trascinando  in guerra. 

L’egemonia del PD e la gabbia del neoliberismo

Il sedicente “campo largo” non è un’alleanza di progresso, ma un contenitore elettorale egemonizzato dal Partito Democratico. Il PD rappresenta l’espressione più pura e coerente dell’atlantismo acritico, del liberismo economico, del rigorismo finanziario europeo e della logica bellicista della von der Leyen e della sua cricca. La sua storia parla chiaro:

  • Smantellamento del lavoro e dei diritti: Riforme volte alla precarizzazione sistematica, contenimento salariale giustificato con la tutela dell’inflazione e ostilità verso qualsiasi misura di redistribuzione della ricchezza, come la tassazione dei grandi patrimoni ultramilionari.
  • Austerità e privatizzazioni: Una concezione dell’Europeismo ridotta a mera obbedienza ai vincoli di bilancio e ai mercati finanziari, con il conseguente definanziamento progressivo della sanità e della scuola pubblica.
  • Logica dei mercati quale criterio assoluto economicista, eletto a paradigma quasi religioso, piegando ogni valutazione sociale a vantaggio del profitto

L’appiattimento sulla linea bellicista

Sul piano internazionale, l’allineamento alle direttive atlantiche è totale. La fascistizzazione europea alla ricerca della guerra contro la Russia è sposata in pieno. L’accettazione passiva del riarmo, la retorica dell’escalation militare e il sostegno incondizionato alle sanzioni commerciali hanno prodotto un impatto devastante sul tessuto economico e sociale nazionale, senza aprire alcuno spiraglio diplomatico. I finanziamenti e le armi date al regime nazista di Kiev, sono del resto il passo più evidente del revisionismo storico portato avanti per decenni. Questo asservimento alle logiche di guerra ha trasformato la politica estera in un dogma contiguo agli interessi delle grandi potenze aziendali e militari, della Nato come strumento neocoloniale, a beneficio degli interessi esclusivi degli Stati Uniti. L’abbandono di ogni tradizione di neutralità e mediazione, non solo negano la storia di una sinistra italiana ma ne cancellano ogni riferimento di autonomia politica. 

L’inganno del bipolarismo e la vittoria della destra

Lasciando sguarniti i temi fondamentali della pace, della giustizia sociale e della sovranità economica, il centro-sinistra ha servito e si appresta a servire nuovamente,  la vittoria su un piatto d’argento alle destre populiste. Quest’ultime hanno potuto occupare demagogicamente, addirittura lo spazio contro la guerra e canalizzare il disagio sociale verso capri espiatori ideali, come i migranti e le fasce più marginalizzate, con la complicità di una pseudo sinistra che ha cancellato ogni cultura di classe e distrutto quella “coscienza” che la caratterizzava. 

La finta alternativa del bipolarismo odierno si riduce a una scelta tra due facce della stessa medaglia:

  1. Una destra che soffia sul fuoco del rancore sociale.
  2. Un centro-sinistra che difende lo status quo economico e militare che quel rancore ha generato.

Se forze come il Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra continuano a sacrificare la propria autonomia per rincorrere l’egemonia del PD in nome della sola “governabilità”, l’esito non sarà il contenimento della destra, ma un astensionismo di massa senza precedenti. La maggioranza dei cittadini, non vedendo alcuna reale proposta di rottura dentro la gabbia bipolare, sceglierà semplicemente di non partecipare.

Rompere la gabbia bipolare

L’appello al “voto utile” o al “fronte antifascista” con chi ha promosso il liberismo di guerra è un vicolo cieco. Per riattivare la partecipazione democratica e costruire una reale opposizione all’avanzata reazionaria, l’unica strada percorribile è la rottura netta con il bipolarismo. Serve un’alternativa politica autonoma, fondata sul disarmo, sulla redistribuzione della ricchezza e sulla difesa dei beni pubblici, capace di restituire rappresentanza a chi oggi è costretto al silenzio e all’astensione. Oggi non è solo urgente costruire un polo alternativo al bipolarismo ma occorre riempirlo di contenuti antifascisti, antiliberisti, anticapitalisti  fuori dalla Nato e da quest’Europa delle banche e della speculazione. Il mondo sta cambiando radicalmente ed in modo irreversibile, far finta di non vederlo è un crimine contro i popoli europei.

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