L’educazione sionista delle AI

di Lavinia Marchetti

Come Israele sta cominciando ad avvelenare le fonti (come avvelena i pozzi dei palestinesi) da dare in pasto alle Intelligenze Artificiali.

Partiamo con l’esempio del test condotto da Drop Site News, dove una persona domanda a un’intelligenza artificiale se gli Stati Uniti trarrebbero beneficio da una maggiore cooperazione militare con Israele. Perplexity risponde immediatamente con un: «Sì». Andando a vedere le fonti, tra le principali troviamo Allyvia.org. Il nome potrebbe suggerire un centro studi o un’associazione civica. Invece dietro quel sito lavora Clock Tower X, società di Brad Parscale, già responsabile della campagna elettorale di Donald Trump. A pagare tutto questo è il governo israeliano, attraverso Havas Media Germany.

Questa provenienza compare, per legge, in fondo alle pagine (ma tanto chi va a controllare l’origine delle fonti?), dove una formula richiesta dal Foreign Agents Registration Act informa che il materiale viene distribuito da Clock Tower X per conto dello Stato di Israele. Il chatbot, però, può prelevare la tesi e lasciare il committente a piè di pagina. All’utente arriva così una bella risposta infarcita di collegamenti e quindi rivestita dell’autorità che abbiamo imparato ad attribuire alle famose “fonti”. La propaganda è già a buon punto, perché entra nelle nostre bibliografie.

Sappiamo tutto questo perché nelle carte depositate al Dipartimento di Giustizia statunitense Clock Tower X si è registrata come agente di un soggetto straniero. Il contratto iniziale, sottoscritto nel settembre 2025, valeva solamente sei milioni di dollari; gli ampliamenti successivi hanno portato l’impegno complessivo, secondo il rapporto del Quincy Institute, a 46,5 milioni nell’arco di un anno. Il documento contrattuale depositato sotto il FARA contiene una frase molto interessante. In pratica la società si impegna a creare «websites and content to deliver GPT framing results on GPT conversations». Siti e contenuti destinati a ottenere una determinata impostazione nelle conversazioni con i sistemi generativi.

Lo scopo figura già nel contratto. Dobbiamo dire, in generale, che Israele nasconde poco le sue intenzioni, anzi ce le getta in faccia, come con il genocidio. La stessa campagna prevedeva almeno cinquanta milioni di visualizzazioni digitali al mese e destinava al pubblico della generazione Z almeno l’ottanta per cento dei materiali. Accanto al pubblico umano cresceva intanto un secondo pubblico, composto da programmi che scandagliano la rete per scegliere i testi da offrire ai modelli linguistici. Questo è il dato geniale. Riempire il web di contenuti falsi da cui l’AI può apprendere.

Clock Tower X ha creato una serie di siti con nomi abbastanza anodini da sembrare indipendenti. FactSignal si offre come presidio contro la disinformazione e contesta le accuse rivolte a Israele per Gaza; da quello stesso finanziamento proviene Feeding You Fiction, che insinua la falsificazione delle immagini della fame palestinese. Gli altri domini distribuiscono il racconto positivo, presentando Israele come artefice di pace o celebrandone l’alleanza militare con Washington. Cambiano il marchio e il settore apparente; il denaro e la direzione restano gli stessi.
Un solo proprietario, moltissimi domini. Dieci indirizzi diversi possono simulare dieci conferme mentre, a pappagallo, spacciano la posizione di un solo finanziatore. Siamo molto al di là della vecchia propaganda che chiedeva al pubblico di credere a una voce. La nuova propaganda, quella voce, la moltiplica ad libitum, finché un sistema automatico la scambia per consenso e di conseguenza la considera probabile, autorevole, magari anche probante. Il lettore vede una pluralità di collegamenti, link, ampia bibliografia, mentre in realtà incappa nel fronte unico della propaganda.

L’indagine di Drop Site News, ripresa anche da InsideOver, ha contato 912 acquisizioni delle pagine della rete da parte di Common Crawl fra gennaio e giugno 2026. Common Crawl conserva copie periodiche di miliardi di pagine e rende il proprio archivio disponibile a ricercatori e imprese; la stessa organizzazione lo indica fra le fonti più usate per addestrare modelli linguistici. Essere acquisiti da Common Crawl accresce quindi la possibilità di entrare in raccolte future. Prova una possibilità concreta, senza dimostrare che Gemini o ChatGPT siano già stati addestrati su quei singoli articoli.

Un dato interessante è che un modello può incontrare quei contenuti in due momenti diversi. Durante l’addestramento qualsiasi AI apprende regolarità da sterminate collezioni di testi, preparate mesi prima della sua pubblicazione. Quindi senza essere connessa online, ma appena dispone della ricerca sul web, andrà ad interrogare pagine recenti mentre formula la risposta. Perplexity e Copilot, come abbiamo visto, hanno già citato materiali riconducibili a Clock Tower X in alcuni test; Axios, svolgendo una prova su ChatGPT in aprile, non trovò alcuno di quei siti fra le fonti. Lo stesso Axios riferì che Parscale sosteneva di avere ottenuto risultati, pur rifiutandosi di fornire i dati.

Per ora il successo dimostrato riguarda soprattutto il reperimento, cioè la capacità di rendere una pagina sufficientemente visibile e pertinente da farla scegliere a un motore collegato al chatbot.

Possiamo cominciare a parlare di poisoning (avvelenamento). Che significa? Nella ricerca informatica indica l’inserimento intenzionale di esempi capaci di alterare l’apprendimento o di dirottare un sistema di recupero. Nel 2023 Nicholas Carlini e altri ricercatori hanno mostrato che avvelenare raccolte di addestramento su scala web è tecnicamente praticabile, perfino con risorse modeste. Studi successivi sui sistemi RAG, quelli che aggiungono ai modelli documenti recuperati da archivi esterni, hanno dimostrato che un testo confezionato con cura può orientare una risposta. L’operazione israeliana documentata somiglia, allo stato delle prove, a una forma politica di ottimizzazione per i motori generativi. In pratica cosa fanno? Pubblicano materiale persuasivo in una veste adatta ai criteri di selezione della macchina, confidando che la frequenza e l’apparenza documentaria facciano il resto.

In tossicologia sappiamo bene che la dose e la via d’ingresso determinano l’effetto. Anche l’inquinamento informativo dipende dalla quantità di materiale disponibile e dal punto in cui viene introdotto. Un post chiaramente propagandistico è troppo riconoscibile e quasi sempre incontra almeno la diffidenza del lettore. Invece una fonte recuperata dall’AI agisce preventivamente, proprio nel passaggio che decide quali pagine formeranno la base della risposta. Il governo israeliano (e non solo, ovviamente) cerca di occupare quel passaggio.
Il fine politico mi sembra lapalissiano. Mentre Gaza veniva distrutta e la sua popolazione sottoposta alla fame, una parte della rete, prezzolata, lavorava (e lavora) per screditare le immagini provenienti dalla Striscia (Pallywood ad esempio). FactSignal si propone come arbitro dell’attendibilità, ma in realtà il suo committente pagante coincide con lo Stato sottoposto ad accusa. Dobbiamo considerare anche un secondo aspetto. Infatti, anche un testo propagandistico può includere dati esatti. L’operazione risulta decisiva se si dosa bene, con equilibrio, la scelta dei fatti, tutto sta nella loro proporzione e nella cancellazione di ciò che li renderebbe intelligibili o che ci permetterebbero di trovare nessi e continuità. Ad esempio un sito può citare molte fonti e costruire ugualmente un inganno, infatti spesso l’apparato delle citazioni serve a occultare la dipendenza politica di chi ha organizzato, pagando, la pagina.

Il governo israeliano chiama questa battaglia «ottavo fronte». Il Quincy Institute stima oltre un miliardo di dollari di spesa diretta in diplomazia pubblica dal 7 ottobre 2023 e più di cento milioni impiegati negli Stati Uniti attraverso attività registrate sotto il FARA. L’aumento segue il crollo del sostegno statunitense alle operazioni militari israeliane, soprattutto fra i giovani. Di fronte alle fotografie di Gaza, il governo ha scelto di investire nella reputazione delle proprie versioni. Se i fatti compromettono l’immagine, la soluzione diventa finanziare il percorso attraverso cui i fatti saranno manipolati. Israele sta sperimentando una forma di propaganda destinata a essere imitata. Qualsiasi governo o gruppo economico abbastanza ricco ha ormai davanti un metodologia, non bastavano i giornali mainstream, che già, in parte, facevano questo lavoro. Israele è abituata ad avvelenare le fonti, così come avvelena i pozzi palestinesi. Da domani chiunque potrà costruire una rete di pagine già adatte ai sistemi automatici, affinché l’interesse del committente riappaia come risposta neutrale. Lo dico da anni, “Gaza è un laboratorio”. Le AI, parlano con parole raccolte nel mondo. Basta pagare per dargli in pasto la risposta che vogliamo che dia. Molti stanno già comprando il mondo che gli verrà dato da leggere.

In un prossimo articolo metterò e commenterò le pagine più “truci” di questi siti di disinformazione.

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