Stato di emergenza in Piemonte: «E’ lo scudo per coprire anni di inazione cronica. Difendere fiumi e territorio contro soluzioni inefficaci»

«L’attivazione dello stato di emergenza regionale da parte della Giunta Cirio non è un atto di responsabilità, ma il maldestro tentativo di usare la nuovissima legge sull’autonomia della Protezione Civile come uno scudo politico. Vogliono nascondere le colpe di anni di totale e cronica inazione di fronte al collasso climatico». Lo dichiara in una nota Alberto Deambrogio, segretario regionale di Rifondazione Comunista (PRC) del Piemonte, commentando la delibera approvata ieri dalla Giunta regionale.

«Siamo di fronte a un paradosso inaccettabile – attacca Deambrogio –. I dati dell’Arpa Piemonte parlavano chiaro da mesi, con un luglio che ha registrato un drammatico -54% di piogge e risorse idriche complessive ridotte al lumicino. Eppure, la Regione ha preferito ignorare la realtà, riducendosi a gestire una crisi strutturale e ampiamente prevedibile con la solita e fallimentare logica dell’urgenza, mentre oltre 70 Comuni piemontesi dipendono ormai dalle autobotti anche solo per bere».

Il cuore della contestazione del PRC si concentra sulle ventilate deroghe al Deflusso Ecologico dei fiumi: «Il vero casus belli è il vergognoso tentativo della destra, guidata dalle pressioni di Fratelli d’Italia e dei grandi consorzi irrigui, di posticipare a fine anno l’applicazione del Deflusso Ecologico. Sotto il ricatto della produttività a ogni costo, la Giunta Cirio si prepara a svuotare e uccidere definitivamente corsi d’acqua storici come il Po e il Tanaro. Trasformare fiumi ed ecosistemi in canali artificiali asciutti è un crimine ambientale intollerabile che non permetteremo».

Il segretario del PRC piemontese solleva anche un duro richiamo alla legalità costituzionale: «La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 57 di quest’anno, è stata chiarissima: le Regioni non possono abbassare i livelli di tutela dell’ambiente decisi dallo Stato. La strada imboccata dalla Giunta è non solo ecologicamente devastante, ma palesemente contra legem ed esposta a profili di incostituzionalità. Non si può abusare dei poteri straordinari per sanare l’illegittimità dei favori concessi al comparto produttivo».

Infine, Deambrogio mette sotto accusa il modello di sviluppo difeso da Piazza Castello: «È l’intero modello agricolo regionale a essere obsoleto e fuori dal tempo. Continuare a finanziare a pioggia colture idroesigenti massive nelle aree padane e cuneesi, senza imporre una transizione forzata verso tecniche a risparmio idrico profondo come l’irrigazione a goccia, significa negare la realtà. La risorsa idrica è un bene comune e la priorità deve andare alla sopravvivenza dei territori e dei cittadini, non ai profitti di pochi grandi industriali della terra. Rifondazione Comunista sostiene la mobilitazione delle associazioni ambientaliste e dei comitati locali: giù le mani dai nostri fiumi!».

Leggi anche:
Contrastare la miopia dell’autonomia differenziata, trovare soluzioni che aiutino chi ė rimasto indietro a superare le crisi ambientali – Tre domande a Domenico Chiarella –
Il Po a Torino: la pozza malata e le risposte che la politica dovrebbe tentare di dare –
Ritorno al delta. Per capire, per lottare, per progettare –

Sostienici col 5 X 1000