La fabbrica della “guerra ibrida”, il disperato teatro politico di un’élite fallimentare al capolinea

C’era una volta la politica: la capacità di governare la complessità, mediare tra le potenze e garantire la sicurezza materiale dei propri cittadini. Oggi, al posto degli statisti, le cancellerie europee sono occupate da una classe dirigente, demenziale, logora, priva di consenso e a corto di idee, che ha trovato nell’invenzione della “guerra ibrida” il paravento perfetto per giustificare il proprio fallimento sistemico, politico, economico e sociale. 

L’etichetta è studiata a tavolino: evocare minacce impalpabili, cibernetiche o tecnologiche, serve a costruire un perimetro di costante allarme in cui la verifica dei fatti è preclusa al cittadino comune. Di fronte all’inverificabile, l’opinione pubblica deve semplicemente fidarsi sulla parola di apparati,  governi e mainstream della disinformazione di massa, che hanno fatto della manipolazione sistematica della realtà la loro unica strategia di sopravvivenza.

La guerra come strumento di proroga del potere

La radice di questa psicosi geopolitica non risiede a Mosca, ma nelle capitali del continente. I governi di Parigi, Berlino, Londra e Roma oltre che alla cricca criminale di Bruxelles, affrontano crisi di consenso senza precedenti, lacerati dalla deindustrializzazione, da politiche energetiche suicide e dall’inflazione. Come insegna la storia, quando la legittimità interna evapora, la creazione di un nemico esterno diventa l’ultimo rifugio dell’incompetenza e della prova di sopravvivenza.

È la stessa logica di autoconservazione politica già vista all’opera altrove, come Netanyahu e Zelensky: prolungare o invocare lo stato di emergenza bellica per blindare posizioni altrimenti indifendibili alle urne. Il conflitto non è una tragica eventualità da evitare con la diplomazia, ma un salvagente per leader al tramonto, corrotti e al servizio di interessi atlantici. 

Dalla cronaca al grottesco: l’escalation delle narrazioni

Per mantenere viva la tensione, la macchina della propaganda deve alzare costantemente il tiro, scivolando ormai nel ridicolo:

  • Narrazioni inverosimili: si pretende che l’opinione pubblica creda a droni fantasma (ripetuti di continuo) capaci di violare impunemente lo spazio aereo di molteplici paesi della NATO, penetrare per centinaia di chilometri in territorio tedesco ed eludere i più sofisticati sistemi di difesa radar per andare a posizionarsi chirurgicamente sotto un aereo cargo a Lipsia, eludendo persino la torre di controllo dell’aeroporto, che di solito vedono anche le zanzare. 
  • L’ossessione del complotto: il riflesso condizionato di Bruxelles e dei media allineati è sempre lo stesso : “è stato Putin” e consiste nell’attribuire a “manovre di disinformazione del Cremlino” qualsiasi segnale di dissenso popolare, persino scelte elettorali sovrane come quelle recenti sulla UE in Islanda, o le lungimiranti allucinazioni di Tajani che vede i cosacchi a San Pietro anche per  le fisiologiche dinamiche democratiche elettorali in Italia.

Chiunque metta in discussione il dogma bellicista o rifiuti di allinearsi alle direttive atlantiste viene immediatamente etichettato come colluso, putiniano e traditore, degradando il dibattito pubblico a farsa, che non trascende in tragedia ma in un più squallido “ridicolo”.

Il baratro nucleare: mezz’ora per la fine della civiltà (?)

Se questa isteria collettiva rimanesse confinata alla retorica da talk show, ci si troverebbe di fronte a un problema di decoro istituzionale. Avremmo cioè a che fare con un gruppo di idioti da mandare in cura alla psichiatria, ma il dramma è che questa classe dirigente è tanto incompetente quanto devastante nella sua incoscienza e demenza. Giocare al riarmo e all’escalation contro la prima potenza nucleare del pianeta significa ignorare le leggi fondamentali della geopolitica e della deterrenza strategica, e della forza militare. 

Come ha lucidamente ricordato Lucio Caracciolo, un conflitto convenzionale o diretto con la Russia non concede margini per guerre d’attrito a tempo indeterminato: un’escalation atomica chiuderebbe la partita in circa trenta minuti, cancellando la civiltà (?) europea e consegnando il continente in fondo al mare  al fianco del  mito di Atlantide. Continuare ad alimentare questa spirale per salvare carriere politiche devastate dall’incapacità e dalla corruzione e già finite non è solo pura miopia: è un azzardo irresponsabile contro la sopravvivenza stessa dei popoli europei, perchè alla fine loro ci odiano e ci vogliono morti.

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