Data center: contrastare controllo dei dati e loro valorizzazione centralizzata, aprire a soluzioni democratiche

Le richieste di insediamento di nuovi data center si susseguono a ritmo serrato e il dibattito intorno alle prospettive che essi aprono si sta sviluppando, anche se non è ancora all’altezza della sfida, soprattutto per una, sinora, mancata diffusione capillare.

Su un altro versante anche la produzione normativa che intende accompagnare questo processo prorompente sta fiorendo a diversi livelli: normative regionali e una Proposta di Legge delega a prima firma di un deputato di FdI, che ha avuto largo consenso anche tra le opposizioni in un primo passaggio parlamentare.

Nel confermare pienamente tutti gli elementi di dubbio e di critica, recentemente espressi, sull’evoluzione concreta dei data center, compresa la sopra citata Proposta di Legge, ritengo utile immettere tre nuovi elementi di ragionamento, per restituire un quadro ancora più chiaro su quali siano le poste in gioco oggi e nel prossimo futuro.

In primo luogo occorre mettere bene in luce il fatto che i progetti di data center sono molto spesso legati a propositori che hanno e avranno tutto l’interesse a centralizzare il controllo dei dati con modalità monopolistiche. Ė un problema enorme che allude a una ulteriore erosione di democrazia a favore di pochi. Non si tratta dell’unica strada possibile, ma è di certo quella che oggi viene spinta e data come naturale. Invece si potrebbe pensare a una via decisamente più democratica come quella del calcolo distribuito. In breve: l’intelligenza artificiale che serve a ogni cittadino/a per la propria vita si può ottenere attraverso sistemi open source (non controllati da monopoli), potenziando i personal computer e superando alcuni problemi con investimenti ad hoc. Ad esempio, un governo attento a una impostazione simile avrebbe previsto un finanziamento sia per sostenere nuovi PC, sia per incrementare l’uso di energia rinnovabile diffusa per alimentare questo tipo di sistema. In realtà la Proposta di Legge del deputato di FdI non dice proprio nulla in questo senso e va, anzi, in direzione diametralmente opposta. Come per l’energia nucleare si preferisce incentivare un sistema accentrato, non democratico e con molti problemi, invece di aprire a uno più democratico e meno problematico (le rinnovabili).

Occorre poi mettere a punto un ragionamento sulla valorizzazione che deriva dal controllo centralizzato di una mole enorme di dati. La scelta dei data center non è innocente e neutra e favorisce anche, in prospettiva e sempre che tutto funzioni, una gran mole di profitti. Soldi che vengono fatti sui dati che noi tutte e tutti mettiamo a disposizione. Si pone dunque un rilevante problema di giustizia oltre a quello democratico. Come fare per rivendicare una distribuzione equa e trasparente di guadagni enormi verso i soggetti che li rendono possibili? Ancora una volta il tema negletto e articolato della giustizia redistributiva torna alla ribalta di fronte a questi esempi eclatanti di appropriazione.

Da ultimo, ma non certo per importanza, va ripresa la notizia della nascita a Singapore del primo data center biologico al mondo, che utilizza 16 milioni di neuroni umani vivi. Significativamente, non si tratta di un esperimento da sottoscala, ma di un salto di qualità in grado di segnare uno spartiacque sul terreno tecnologico e applicativo e che rischia, nel breve volgere di qualche tempo, di fare precipitare nell’obsolescenza gli attuali progetti di data center che di solito vengono da noi presentati come il non plus ultra della tecnologia. Ė del tutto evidente che la prima domanda che viene da porsi è a che cosa siamo effettivamente di fronte: un sistema che va letteralmente nutrito con glucosio, aminoacidi e micronutrienti. In breve, si pone un problema etico non di poco conto, ma che, forse, non sarà così sentito dappertutto. Allora a fronte di una opzione che si potrà rapidamente espandere, che avrà sicuri vantaggi come quello, ad esempio, di non avere problemi di raffreddamento, come risponderanno i colossi che oggi propongono sistemi legati ai chip?

I comitati che da tempo sono nati sui territori (soprattutto in Lombardia, ma non solo) per fare vivere una critica circostanziata alla proliferazione indiscriminata dei data center stanno lanciando un appuntamento per una manifestazione nazionale da tenersi a Milano il 10 ottobre. Mi pare un appuntamento da non mancare e, allo stesso tempo, da preparare con un crescente coinvolgimento popolare consapevole.

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