Intervista ad Angelo d’Orsi. «“Agorà”. Una proposta contro il “sistema guerra”, contro il bipolarismo politico, per un nuovo patriottismo della Costituzione»

Il concetto gramsciano di “intellettuale organico” ben si confà ad Angelo d’Orsi. Noto per essere uno dei massimi studiosi a livello internazionale della figura di Antonio Gramsci, d’Orsi non si è mai tirato indietro dall’impegno civico, politico in una prospettiva critica del neoliberismo e del capitalismo. Non lo ha fatto cinque anni fa quando si è trattato di dare la disponibilità a candidarsi a sindaco nelle elezioni comunali di Torino e a fare campagna davanti alle fabbriche, agli ospedali, nei quartieri popolari. Non lo ha fatto in occasione delle ultime tornate politiche. Non lo ha fatto in questi anni quando si è trattato di girare la Penisola in lungo e in largo per perorare una politica di opposizione alla guerra. Ora d’Orsi ha deciso di lanciare un movimento su scala nazionale denominato Agorà, il termine che indicava la piazza principale delle antiche polis ma che nei suoi propositi vuole essere anche una possibile forma politica contemporanea.  Un movimento politico rivolto a tutti coloro che in questi ultimi anni hanno manifestato per Gaza, contro la guerra o che si sono mobilitati per il No al referendum costituzionale ma che non hanno voce politica. Sul piano del posizionamento politico l’appello di d’Orsi non dà adito a dubbi. Il soggetto in costruzione vuole essere in alternativa a centrodestra e centrosinistra. Una scelta destinata a riaccendere il dibattito politico a sinistra, nell’area del dissenso sociale e politico.

Ezio Locatelli: Angelo, la tua non è una scelta di poco conto. Credo che tu sia tra i pochi intellettuali da sempre impegnati sul piano civico, sociale, politico che in questo momento dichiarano apertamente di voler oltrepassare la cortina del bipolarismo. Ci puoi spiegare le ragioni che ti hanno portato a fare questa scelta prettamente politica rispetto all’impegno più a carattere divulgativo che hai svolto finora?

Angelo d’Orsi: Sono sempre stato un intellettuale militante, oltre ad essere un accademico, uno studioso, uno scrittore, e un giornalista. Mi sono sempre esposto. Certo non sono un “politico” ma avendo insegnato soprattutto nella mia carriera universitaria, discipline politologiche, in particolare la Storia del pensiero politico, ho conosciuto la politica attraverso i libri, i testi, lo studio: e questo, a mio avviso, non costituisce un handicap, ma un valore aggiunto, essendo facile constatare il deficit culturale dell’intero ceto politico, quale che sia il suo schieramento. Nel corso degli ultimi cinque anni ho ricevuto molte, anzi moltissime sollecitazioni a entrare direttamente nell’agone politico, e benché le mie “discese in campo” in liste elettorali non abbiano ottenuto risultati positivi, sono state esperienze preziose. Poi nell’ultimo periodo, in particolare, con la guerra in Ucraina, il genocidio a Gaza, la protervia Usa verso Iran e Cuba (e non solo) e la complicità della UE e del nostro governo sono stati una spinta propulsiva eccezionale. Ma mi ha colpito fortemente la complicità attiva o passiva della cosiddetta opposizione al nostro governo, in particolare in relazione alla Russia, che ha visto lo scatenarsi di una russofobia mai vista a tali livelli neppure nei momenti più acuti della Guerra fredda. È stata questa l’ultima molla che mi ha spinto a compiere il passo.

E.L.: L’anormalità della fase che stiamo attraversando è quella di una politica priva di linee di demarcazione, di nitide divisioni di campo, persino in tema di guerra. Tu fai una operazione politica controcorrente, dai visibilità alle opposte ragioni. Il centro di gravità del tuo programma è quello che tu chiami “patriottismo della Costituzione, un patriottismo autenticamente democratico”. Non è la difesa astratta ma pratica della Costituzione e che proprio per questo assume parole e impegni di rottura nei confronti della guerra, Nato, della crisi ambientale, del modello europeo, delle politiche di spoliazione e di ingiustizia sociale. Ci puoi spiegare meglio?  

A.d.O: La lotta referendaria con la vittoria del “No” è stato un fatto politico dirimente, che ha incoraggiato me e con me centinaia di migliaia di italiani e italiane che hanno sentito che ci si può scuotere di dosso l’abito del suddito e ritornare a rivestire quello del cittadino.  E in tanti lodevolmente hanno riscoperto che si può essere patrioti senza essere di destra, che anzi la patria, se si basa sui valori costituzionali, ossia sulla Carta nata dalla lotta partigiana e dal retaggio antifascista, è una buona cosa. E di qui, mi sono convinto vieppiù che l’Italia debba riacquistare una propria autonomia politica, quella che governi di “centrodestra” e di “centrosinistra” hanno buttato alle ortiche, piegando l’economia, le istituzioni, persino la cultura di questo Paese agli Stati Uniti, all’Unione Europea (o meglio a una esigua oligarchia che nessuno ha eletto) e ai grandi potentati bancari e finanziari internazionali.  Difendere la Costituzione deve significare innanzi tutto difendere la dignità di una nazione, e restituirle la sovranità perduta. Difendere la Costituzione implica necessariamente il rifiuto del “sistema guerra” che in questi anni ha visto una complice solidarietà fra “centrosinistra” e “centrodestra”: un sistema che unisce apparati militari, industrie, finanza, media. Il tutto subordinato agli USA di cui l’Italia è un protettorato. Riscoprire la Costituzione significa infine rivalutarne il significato sociale, la sua dimensione progressiva, la sua ispirazione antifascista, la sua natura popolare.

E.L.: Una delle difficoltà finora avute come movimenti di sinistra è stata quella del superamento del quadro della frammentazione, di stare sul piano dei processi di ricomposizione. Come pensi si debba far fronte a questa difficoltà?

A.d.O.: L’idea che è alla base di Agorà è diversa da quelle che hanno guidato i tentativi politici e soprattutto elettorali portati avanti per decenni, di sconfitta in sconfitta. Agorà vuole uscire dal recinto stretto, ormai asfittico, della “sinistra radicale” e situarsi su un terreno più ampio, un terreno di popolo, a cominciare certo dai subalterni, ma tentando di raggiungere strati assai più ampi, quelli colpiti dalle politiche di Bruxelles, oltre che di Roma, e colpiti dalle sanzioni alla Russia, che, come è noto e come cerco di spiegare fin dal 2022 hanno penalizzato noi. Non mi interessa tanto “unire la sinistra”, quanto unire il popolo e aiutarlo a mettere a fuoco i bisogni e le esigenze e le difficoltà, individuandone i responsabili, e indirizzare alla lotta politica, anche elettorale, contro di loro.

E.L.: Quali sono le prime reazioni all’appello che hai lanciato?

Prevalentemente favorevoli, e ampiamente favorevoli. Molti hanno colto la serietà dell’impianto analitico che sorregge il mio Progetto, ma anche la sua novità politica. Moltissime persone, perlopiù sconosciute, si sono fatte avanti e si sono poste a disposizione del Progetto. Molti altri hanno dato un giudizio positivo, rimanendo in posizione di attesa, dichiarandosi comunque pronti al sostegno elettorale, e ho registrato (già!) delle autocandidature… Certo non sono mancate le alzate di sopracciglio e persino gli insulti; ma ci sono abituato e direi che davvero penso di avere le spalle molto larghe. Le ingiurie che ho ricevuto negli ultimi anni mi hanno temprato.

A.d.O.: In questi mesi di normalizzazione della guerra e di messa al bando di una politica di pace, hai dovuto confrontarti più volte con deprecabili situazioni di censura. Un segno dei tempi. Chi non sta dentro il quadro viene messo fuori. Mi sembra che ne sei uscito sempre in avanti, rafforzato, con molti attestati di solidarietà…. 

Sì, come ho detto, le ingiurie, le censure, gli agguati e le aggressioni anche fisiche mi hanno temprato, ma mi hanno nel contempo rafforzato nel mio proponimento di entrare direttamente nell’agone politico e, senza infingimenti, preparare una forza capace di affrontare con serietà e determinazione la contesa elettorale. Il bipolarismo è una gabbia dalla quale uscire al più presto e per sempre, ma la sinistra (quella radicale, ossia l’unica vera sinistra) ha commesso l’errore di rinchiudersi in sé. Anche questa è una gabbia da aprire. Spero che il mio tentativo abbia un effetto positivo anche per questo riguardo. 

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