Evian e la folle corsa al riarmo: l’Occidente e l’Europa scelgono il suicidio bellico per puntellare la decadenza USA

Il vertice G7 di Evian verrà ricordato come il momento in cui i leader occidentali hanno definitivamente smarrito la via della diplomazia, imboccando con agghiacciante leggerezza la strada che porta al baratro.

Il documento finale uscito dal summit non è un manifesto di pace, ma una dichiarazione d’intenti fortemente guerrafondaia. L’Occidente ha scelto di blindarsi dentro una fortezza, indicando la Russia come il nemico assoluto da abbattere e schiacciando in modo pericolosissimo il pedale dell’escalation militare proprio nel cuore dell’Europa.

Invece di agire come una forza di moderazione, i governi europei si sono piegati ancora una volta ai peggiori sirene militari. Si continua a pompare armi in un conflitto logorante, alimentando una retorica bellicista che cancella ogni spazio di trattativa.

Il cinismo di questa postura è evidente: si accetta l’idea di trasformare il suolo europeo in un potenziale teatro di scontro globale, pur di non ammettere una realtà storica ormai inconfutabile.

La realtà che Evian ha cercato disperatamente di nascondere è il declino inesorabile della potenza e dell’egemonia globale degli Stati Uniti. Il mondo non è più unipolarista. Nuovi blocchi avanzano, nuove economie chiedono spazio e l’ordine geopolitico sta cambiando pelle. Davanti a questa transizione storica, un G7 lucido avrebbe dovuto discutere di cooperazione, di nuovi equilibri globali possibili e di una transizione pacifica verso un sistema multipolare in grado di garantire la sicurezza di tutti gli attori in campo.

Al contrario, la scelta è stata quella della cieca resistenza arroccata. Si preferisce rischiare l’escalation nucleare e la distruzione del continente piuttosto che accettare il ridimensionamento del ruolo di Washington.

L’Europa, che da questa crisi ha tutto da perdere in termini economici, sociali e di sicurezza, ha rinunciato alla propria autonomia strategica per farsi scudo degli interessi d’oltreoceano. Il vertice di Evian non ha protetto l’Occidente; ha solo reso il mondo un posto molto più vicino alla guerra totale.

Che dicono su questo nodo cruciale, gravido di pericolose nubi nere per il futuro, le opposizioni dell’intruppato governo Meloni? Che dice il PD che sinora su questo versante è sempre stato per il riarmo sino all’ uso di pericolosissimi sistemi d’ arma per colpire in profondità il territorio russo?

Sono questioni enormi sia sul terreno geopolitico, internazionale, sia su quello delle sue tragiche ricadute sull’economia di larga parte della popolazione italiana e non bastano le fotografie dei Leaders del campo largo   riuniti intorno a un tavolo per risolverle. Oggi più che mai occorre la voce di chi non si rassegna alla china nichilista delle armi, per riaprire spazi di lotta a favore di una ragione in cui l’etica e le ragioni sociali stanno insieme

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