di Eliana Ferrari e Stefano Grondona, Segretaria e Segretario regionale PRC Emilia Romagna
La morte di Fakir durante un’operazione di Polizia al quartiere Pilastro di Bologna interpella la coscienza civile e apre una ferita profonda nella nostra comunità. Siamo di fronte a una violenza istituzionalizzata, che drammaticamente deve interrogarci sulla qualità della nostra democrazia, che scivola dal modello di Stato sociale a quello di Stato penale, scambiando il dissenso per crimine, la fragilità per colpa, il disagio per pericolo, la povertà per minaccia alla sicurezza. Il Pilastro è un quartiere difficile, chi ci vive porta uno stigma e se ci abiti sei facilmente additato come spacciatore, teppista, criminale. Donne e uomini migranti che ci vivono e lavorano da anni ci dicono di sentire che le loro vite non valgono niente.
Questa drammatica deriva autoritaria e antidemocratica va fermata.
Va fermata la violenza repressiva del Governo Meloni, che ha trasformato la sicurezza in propaganda irrigidendo pene e poteri senza rispetto dei diritti.
Va fermata la retorica dell’emergenza immigrazione che alimenta divisioni sociali, innestando dinamiche disumanizzanti e reazioni collettive di paura e razzismo, mentre si tagliano i servizi che dovrebbero proteggere le persone. Queste dinamiche di imbarbarimento sociale, amplificate dai media, inducono a percepire il comportamento non conforme di un gruppo o di un singolo come una minaccia per la società, rappresentando un fenomeno che porta all’identificazione di un capro espiatorio su cui si sfogano le ansie dell’intera comunità
La risposta all’insicurezza è nel welfare pubblico, inclusivo e di prossimità, che tiene insieme diritto alla salute, alla casa, al lavoro, alla scuola, con presidi capaci di prevenire e di trattare i conflitti, oltre alla trasparenza nella raccolta e pubblicazione dei dati su controlli di polizia, fermi e uso della forza e contro discriminazioni e profilazione
Siamo sconcertati davanti alla presa di posizione del presidente dell’Emilia-Romagna De Pascale che, negando di rincorrere le destre in tema di sicurezza, sostiene però che non si può sempre dire che vanno rimosse le condizioni che creano disagio e crimine e, commentando la vicenda di Mario Roggero, dice che chi eccede nella legittima difesa è sempre una vittima e che la sinistra sbaglia a sostenere che i reati predatori siano tutti percezione. A lui, peraltro, si uniscono le scelte securitarie di non pochi Sindaci e amministratori dell’Emilia Romagna.
Noi diciamo invece che la sinistra non rincorre la paura, ma costruisce soluzioni, la sicurezza vera è un servizio pubblico universale, verificabile e umano, non un brand elettorale. La sinistra propone visioni di società giuste e articola analisi e risposte all’altezza della complessità, non invoca risposte securitarie rincorrendo la retorica delle destre sul terreno della criminalizzazione e della soluzione repressiva, alla ricerca del consenso.
Noi chiediamo una sicurezza pubblica proporzionata e umana che protegga i più fragili e investa sulle cause del disagio non sulla loro repressione. La qualità della democrazia si misura nella capacità di unire giustizia sociale e tutela dei diritti, non nell’inseguire slogan punitivi
Abbiamo appreso di un comunicato di CDR TGR Emilia-Romagna TGR EMILIA ROMAGNA -COORDINAMENTO CDR TGR USIGRAI – ASER – Associazione della Stampa Emilia-Romagna – FNSI – Federazione Nazionale Stampa Italiana, che contesta la scelta del Direttore della testata di non mandare in onda il servizio dedicato ad Abderrahim Fakir. A realizzare il servizio era stato inviato un redattore esperto della redazione di Bologna. Citiamo: “Il montaggio mostrava le immagini e la voce dell’uomo immobilizzato e colpito dagli agenti mentre chiedeva ripetutamente aiuto, immagini che da ore circolavano sul web e sulle principali testate e che oggi sono l’apertura di tutti i principali quotidiani. Come di consueto, il collega ha inviato il servizio in visione al responsabile di line di turno che gli ha chiesto – su indicazione della direzione – di rimuovere parte del video in cui si vedeva Fakir ormai senza vita e soprattutto cancellare l’espressione “intervento violento”. Una modifica non condivisa dal redattore, che ha chiarito di voler ritirare la firma come previsto dal contratto”. “… La scelta della direzione squalifica la credibilità e l’autorevolezza della Tgr e del Servizio Pubblico”
Questa repressione della libertà e dell’indipendenza dell’informazione attraverso censure e ingerenze editoriali è la vera emergenza. Anche per questo chiediamo a gran voce verità e giustizia per Fakir, con un’inchiesta giusta, rigorosa e rapida su quanto accaduto, perché nelle mani dello Stato nessuno deve più morire
Il nostro impegno riparte dai quartieri, dalla prossimità e dalla giustizia sociale, perché proteggere chi ha paura e isolare il crimine significa investire sulle persone, non militarizzare le strade e significa investire sulla cura non sul controllo. Questo lo dobbiamo ad Abderrahim Fakir, alla sua famiglia e alla città.