A volte ritornano e non va per niente bene. Riparte in Italia la corsa all’uranio e al nucleare. Il gruppo Zenith Energy, società energetica con sede in Canada, ha chiesto al Ministero dell’Ambiente di riaprire le miniere di uranio tra Bergamo e Sondrio con l’obiettivo di arrivare al rilascio della licenza entro sei mesi. Parliamo della riattivazione di gallerie e infrastrutture già esistenti sviluppate tra il 1959 e il 1952 da Agip Nucleare nell’ambito del programma atomico nazionale. Le stime storiche parlano di circa mille tonnellate di uranio metallico a Novazza, piccolo borgo alpino bergamasco e di 6 mila tonnellate di uranio a Val Vedello, situata nelle Alpi Orobie Valtellinesi.
Lo sfruttamento dei giacimenti uraniferi scoperti casualmente alla fine degli anni ’60 sollevarono grandi proteste popolari nelle aree montane interessate e a Bergamo. Queste proteste trovarono nella seconda metà degli anni ’70 una sponda politica in Democrazia Proletaria, forza politica decisamente antinuclearista. Pure la Chiesa e le comunità di base scesero in campo a sostegno delle proteste popolari. Le miniere chiusero a seguito del pronunciamento referendario del 1987 contro il nucleare, scelta confermata largamente dai cittadini anche nel referendum del 2011. Ci fu un tentativo di assicurarsi i diritti esclusivi in materia di esplorazione mineraria da parte della società mineraria australiana Metex resources Itd, tentativo bloccato a seguito di una interrogazione presentata dal sottoscritto e discussa alla Camera dei deputati nell’ottobre del 2OO6. Ora i fautori dell’atomo tornano alla carica sfruttando a proprio tornaconto i cambiamenti dello scenario geopolitico internazionale.
La guerra in Ucraina e i conflitti in Medio Oriente hanno innescato in Europa una crisi energetica senza precedenti. E allora cosa si fa? Invece che lavorare per porre fine alla guerra, per sviluppare fonti rinnovabili, per una nuova qualità dello sviluppo equilibrato e non distruttivo si dà il via di nuovo al nucleare. Lo si fa in barba al pronunciamento dei cittadini. Ecco dove si vuole andare: “in un contesto caratterizzato dalle tensioni geopolitiche e dalla volatilità dei mercati petroliferi globali, la sicurezza energetica e l’indipendenza degli approvvigionamenti sono diventate priorità sempre più urgenti – sostiene l’amministratore delegato di Zenith Energy, Andrea Cattaneo -. In questo scenario, riteniamo che Val Vedello e Novazza siano in linea con gli obiettivi strategici più ampi…. di riattivazione della filiera nucleare sul mercato internazionale”. Gli fa eco l’assessore regionale”.
Siamo alle solite, all’idea balzana del nucleare come soluzione salvifica, all’imbellettamento di politiche energetiche dispendiose, inquinanti che continuano a considerare l’ambiente come una pattumiera senza fondo, la salute una variabile dipendente di un modello di sviluppo distruttivo. Più che mai sono valide le ragioni di una straordinaria stagione di mobilitazioni che portarono alla chiusura delle miniere di Novazza e Val Vedello. Lo sfruttamento delle miniere di uranio è inaccettabile, mette fortemente a rischio la sicurezza ambientale e la salute delle persone. Bisogna tornare a mobilitarsi contro la guerra e il ritorno del nucleare. Occorre intraprendere una diversa politica dell’energia, non solo per un problema di sicurezza ambientale, per una diversa qualità dello sviluppo, ma anche per una società più giusta e democratica.