«Millennial», argentino, figlio di un rabbino: Eitan Bloch, l’influente consigliere internazionale di Kast, non frequenta più la sinagoga, né segue la dieta kosher

di Pedro Schwarze

A proposito della presenza sionista in America Latina, riproduciamo un articolo uscito nei giorni scorsi sul quotidiano spagnolo El País (vedi nota), su Eitan Bloch, oggi consigliere internazionale del Presidente cileno José Antonio Kast, nostalgico della dittatura di Pinochet. Oggi in Cile è presente la più grande comunità palestinese al di fuori della Palestina occupata.

Il presidente cileno José Antonio Kast ha un influente consigliere in materia di affari internazionali che non sta al Ministero degli Esteri, ma al secondo piano del palazzo La Moneda. Proprio come è successo a Sebastián Piñera, con Benjamín Salas, e a Gabriel Boric con Carlos Figueroa, una delle voci che Kast ascolta di più in materia di politica estera è quella di Eitan Bloch. Lui e un paio di diplomatici di carriera sono stati gli artefici della dichiarazione in cui il repubblicano, in qualità di presidente eletto, ha celebrato la cattura di Nicolás Maduro in un’operazione degli Stati Uniti in Venezuela, lo scorso 3 gennaio. E secondo fonti degli ambienti diplomatici, l’influenza di Bloch sul capo dello Stato non ha fatto che crescere.

È nato a Mendoza (Argentina) 32 anni fa, ma ormai vive in Cile da più tempo che in qualsiasi altro posto, al punto che chi lo conosce sostiene che si senta più santiaghino che altro. L’ebraismo ha un peso notevole nella sua storia personale: suo padre, Alejandro Bloch, è un rabbino argentino di orientamento conservatore. Grazie al lavoro di suo padre, ha vissuto due anni a Buenos Aires, tre a Montevideo (Uruguay) ed è arrivato in Cile nel 2009, dove ha messo radici: lì ha conosciuto e sposato un’argentina e ha già una figlia cilena di sette mesi.

Eitan Bloch aveva 15 anni quando è atterrato a Santiago. Di ciò che si è portato dall’altra parte della cordigliera delle Ande, chi ha lavorato con lui dice che gli è rimasto un leggero accento argentino (non si sa se sia dovuto alle sue origini mendosine o agli anni trascorsi in Cile), l’affetto acquisito durante l’infanzia per la squadra di calcio Boca Juniors e il suo gusto per il rock di quel paese, con Charly García e Soda Stereo in testa. Ascolta anche musica classica, ma per niente reggaeton. Ha completato gli studi secondari all’Istituto Ebraico e il suo interesse per le scienze politiche lo ha portato a iscriversi alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università Cattolica (proprio come Kast, che ha studiato lì all’inizio degli anni ’80).

Avrebbe sviluppato questa vocazione dopo tante conversazioni a casa sua, la casa di un rabbino dove spesso si recano politici, diplomatici e religiosi, e dove si discute di argomenti così vari come la filosofia, gli affari internazionali e le politiche pubbliche. Era un «ragazzo maturo» immerso nelle conversazioni degli adulti, raccontano alcuni suoi conoscenti. Tuttavia, la carriera di avvocato non faceva per lui, per cui non ha svolto il tirocinio né ha prestato giuramento in tribunale. Ha conseguito solo la laurea in Scienze Giuridiche. Non solo. Da bravo figlio ribelle, ha preso le distanze dalla religiosità di suo padre, e oggi non frequenta regolarmente la sinagoga, né segue una dieta kosher.

A impedirgli di ottenere l’abilitazione all’esercizio della professione forense contribuì anche il fatto che nel 2020 iniziò a lavorare come consulente dell’allora deputato democratico-cristiano Gabriel Silber. Fu proprio Silber — membro della comunità ebraica — a raccomandare in seguito Bloch per un posto presso l’ufficio politico dell’ambasciata israeliana a Santiago. Ha lavorato sotto la guida degli ambasciatori Marina Rosenberg e Gil Artzyeli, ma non ha mai ottenuto la cittadinanza israeliana.

Parallelamente ha conseguito un master in Comunicazione politica e affari pubblici presso l’Università Adolfo Ibáñez (lo stesso corso frequentato dalla portavoce del governo, Mara Sedini), più orientato alla sua vocazione iniziale. È lì che ha conosciuto l’ex consigliere costituzionale e uno dei fondatori del Partito Repubblicano Antonio Barchiesi, con cui ha stretto amicizia e che lo ha portato a militare nella collettività di Kast.

L’intesa con l’attuale presidente si è consolidata gradualmente, per cui la sua nomina a consigliere internazionale non ha sorpreso nessuno. Dopo essersi iscritto al Partito Repubblicano, è entrato a far parte dello staff della campagna presidenziale di Kast guidato da Alejandro Irarrázabal, amico del presidente responsabile della composizione del Gabinetto e uno degli uomini più influenti del Governo. Il buon rapporto, prima con Irarrázabal, attuale capo dei consiglieri presidenziali, il cosiddetto Secondo piano di La Moneda, e poi con Kast, ha spianato la strada alla nomina del giovane argentino.

Sono state d’aiuto anche le reti che Bloch ha costruito nel corso degli anni in Argentina, Israele e Stati Uniti. In quest’ultimo Paese è stata determinante la sua nomina nel comitato direttivo dell’American Jewish Committee (AJC) Access Board, dedicato ai giovani leader. Grazie a ciò, nel 2024 si è recato a New York, dove ha stretto contatti con esponenti di spicco dei partiti Democratico e Repubblicano.

A Bloch è toccato, la stessa sera della vittoria elettorale di Kast — lo scorso 14 dicembre —, coordinare le telefonate di congratulazioni dei presidenti dell’Argentina, Javier Milei; dell’Ecuador, Daniel Noboa; di El Salvador, Nayib Bukele; della Bolivia, Rodrigo Paz, e del Perù, José Jerí. Questa settimana è stato visto accompagnare il presidente nella sua visita alla portaerei statunitense USS Nimitz, al largo delle coste di Coquimbo.

Di indole introversa, con capelli castani e barba ramata, chi lo conosce bene lo descrive come una persona metodica, responsabile e dotata di un umorismo nero e spietato. Il suo gusto per il buon cibo, ereditato dalla madre, fa della lotta contro i chili di troppo una crociata personale. Ma, assicurano, il suo impegno al Secondo Piano — dove condivide l’ufficio con Barchiesi — è quello di mantenere un profilo basso, per concentrarsi così nel consigliare Kast in materia di politica estera e non nel competere con la Cancelleria. Ricopre, tuttavia, un ruolo dai confini sfumati, perché – in senso letterale e simbolico, come già accaduto in passato – è troppo vicino al presidente e capita spesso che la sua voce risuoni più forte di quella proveniente dall’ex Hotel Carrera (sede del Ministero degli Esteri Ndtr).

Fonte: https://elpais.com/chile/2026-04-18/millenial-argentino-hijo-de-rabino-eitan-bloch-el-influyente-asesor-internacional-de-kast-ya-no-va-a-la-sinagoga-ni-come-kosher.html#?ssm=fb_SMAM

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